Nemmeno il tempo di archiviare i ballottaggi delle amministrative che la politica nazionale si tuffa a capofitto sul dossier più delicato della legislatura: la nuova legge elettorale. Il testo, atteso nell’Aula della Camera il prossimo 26 giugno (con il dibattito vero e proprio pronto a entrare nel vivo lunedì 29), sta accelerando i tempi della politica, ridisegnando non solo le regole del gioco ma scatenando anche i primi grandi calcoli sulla data del voto per le prossime elezioni politiche.
Lo scenario: spunta l’ipotesi Election Day nella primavera 2027
A far saltare il banco delle previsioni autunnali è il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, che per la prima volta delinea una finestra temporale molto più vicina, legandola a doppio filo al completamento della riforma:
Giovanni Donzelli (FdI): «Stiamo lavorando serratamente per consegnare all’Italia una legge elettorale che garantisca finalmente due cose: stabilità di governo e rispetto assoluto del voto popolare. Quando la riforma sarà realtà, rifletteremo sulla data delle urne. Ma una cosa è certa: si voterà nel 2027. Che sia a giugno oppure a ottobre dipende da molti fattori».
L’apertura di FdI a un voto a inizio estate o nella primavera del 2027 risponde a una logica politica ed economica ben precisa: l’ipotesi di un maxi Election Day. Nel prossimo anno, infatti, andranno alla scadenza naturale e al voto amministrativo grandi capitali metropolitane come Roma e Milano. Accorpare le elezioni politiche alle comunali eviterebbe una frammentazione logorante e un costo enorme per le casse dello Stato, anche se nei corridoi della maggioranza l’ipotesi viene per ora ufficialmente bollata come «molto prematura».
La trincea in Commissione: il centrosinistra prepara il muro di emendamenti
Le opposizioni non hanno alcuna intenzione di concedere una corsia preferenziale al centrodestra. La data chiave è fissata per giovedì alle ore 12:00, scadenza ultima per presentare gli emendamenti in commissione Affari Costituzionali.
Il piano del campo progressista è chiaro:
- Azione di disturbo: Presentazione di una pioggia di emendamenti blindati (si parla di circa mille proposte), la maggior parte dei quali comuni a tutte le minoranze e di carattere puramente soppressivo per bloccare l’impianto della destra.
- Frammentazione interna: Nonostante il fronte comune sui “No”, le opposizioni presenteranno anche emendamenti singoli. Anche all’interno del centrosinistra, infatti, non esiste una visione identica su quale debba essere l’architettura della legge elettorale perfetta.
Il grande nodo delle preferenze: l’incognita Vannacci
Il vero terreno minato per la tenuta della maggioranza è la reintroduzione delle preferenze, un tema che spacca le culture politiche dei partiti di governo.
Mentre Fratelli d’Italia e Noi Moderati preferiscono temporeggiare in commissione (apportando solo piccoli aggiustamenti tecnici sul calcolo del premio di maggioranza per il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta) per poi giocarsi la partita direttamente in Aula a fine giugno, i parlamentari vicini al generale Roberto Vannacci hanno deciso di forzare la mano. Presenteranno un emendamento per il ripristino immediato delle preferenze già in Commissione. Una mossa che costringerà tutti i partiti – sia di destra che di sinistra – a scoprire le proprie carte e a votare palesemente su un tema storicamente divisivo.
Milano 2027: Salvini lancia la sfida, La Russa lo frena
Parallelamente alla legge elettorale, le manovre sul 2027 infiammano la corsa alla poltrona di sindaco di Milano. Matteo Salvini ha annunciato una mobilitazione della Lega con gazebo in tutta la città il 20 e 21 giugno per sottoporre ai cittadini una consultazione sui nomi. Un’iniziativa che ha subito indispettito gli alleati, provocando la secca replica del presidente del Senato, Ignazio La Russa (FdI): «Il primo a sapere che quei gazebo non sono affatto decisivi per scegliere il candidato comune è lo stesso Salvini».
Il leader del Carroccio, tuttavia, tira dritto e rilancia la sfida:
Matteo Salvini: «Conto che alcune migliaia di milanesi vengano ai nostri gazebo a dirci chiaramente: “Vorremmo che dopo Pisapia e dopo Sala ci fosse il candidato X”. Il centrodestra, forte di questo arricchimento democratico portato sul tavolo dalla Lega, dovrà decidere il nome del candidato sindaco in fretta, tassativamente entro l’estate».