Papa Leone XIV, nel cuore della sua terza tappa del viaggio apostolico in Africa, ha lanciato oggi un potente e accorato appello alla pace globale. Al termine della Messa celebrata a Kimbala, di fronte a una folla oceanica stimata in circa 100 mila persone, il Pontefice ha pronunciato parole definitive sulla guerra in Ucraina e sulle fragili speranze in Medio Oriente, durante la preghiera del Regina Coeli.
Con voce ferma, Leone XIV ha condannato l’escalation militare in Europa Orientale, citando implicitamente gli ultimi drammatici eventi: “Deploro profondamente la recente intensificazione degli attacchi contro l’Ucraina, che continuano a colpire anche la popolazione civile. Esprimo la mia vicinanza a tutti coloro che soffrono e assicuro le mie preghiere a tutto il popolo ucraino”.
Il Papa, informato dell’attacco con droni russi su Chernihiv (avvenuto nelle prime ore di oggi, 19 aprile, e costato la vita a un ragazzo di 16 anni), ha ribadito con forza l’appello universale: “Le armi tacciano e prosegua il dialogo”. Un messaggio che scardina la logica della forza proprio mentre l’amministrazione Trump intensifica la pressione militare nel Golfo.
Il Pontefice ha poi rivolto il pensiero al Medio Oriente, quadrante che conosce bene e che ha visitato nel suo precedente viaggio apostolico (il Libano è stato citato anche dall’arcivescovo di Luanda nei ringraziamenti finali). Leone XIV ha letto l’annuncio della tregua di 10 giorni come un segnale cruciale:
“La tregua annunciata in Libano è motivo di speranza, un segno di sollievo per il popolo libanese e per il Levante”. Il Papa ha esortato “coloro che si sono impegnati per una soluzione diplomatica a proseguire i colloqui di pace”, affinché la fine delle ostilità in tutto il Medio Oriente diventi permanente. Un’indicazione indiretta ai negoziatori che torneranno a Islamabad domani per il vertice Usa-Iran.UCRAINA
La strategia di Papa Leone XIV è chiara e coerente con quanto dichiarato ieri sull’aereo (“Non mi interessa dibattere con Trump”): ignorare gli insulti del Presidente USA (che lo ha accusato di tradimento post-Sigonella) per non elevare la tensione politica. Allo stesso tempo, il Pontefice usa la sua “diplomazia dello spirito” per contrastare moralmente l’ultimatum di Trump (“Basta con Mr. Gentile!”). Mentre Trump minaccia di distruggere le infrastrutture civili iraniane se non accetteranno l’accordo, il Papa in Angola prega affinché la tregua in Libano (un fronte gestito dall’Iran tramite Hezbollah) diventi un modello permanente di soluzione diplomatica contro la logica dell’annientamento. L’Africa diventa così il palcoscenico per rilanciare la solidarietà universale contro l’egoismo sovranista.