Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la rifusione del Regolamento Rimpatri, sbloccando un negoziato rimasto congelato a Bruxelles per quasi vent’anni. Il testo, che rappresenta uno dei pilastri più rigidi del Patto migrazione e asilo (entrato in vigore il 12 giugno scorso), è passato a Strasburgo con una larga maggioranza: 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni.
A determinare il via libera è stato il compattamento dell’asse politico tra il Partito Popolare Europeo (PPE) e le forze di destra. Esultano i conservatori, mentre la sinistra si spacca. Da Evian, dove si trova per il G7, la premier Giorgia Meloni ha celebrato il voto con un video social rivendicando la paternità della svolta:
Giorgia Meloni: «Avevamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l’Europa e difeso i confini, e lo abbiamo fatto, con coraggio e determinazione. Rimpatriare subito chi non ha titolo a stare da noi è la nostra bussola. È un grande successo dell’Italia in Europa: la strada tracciata dal nostro “Modello Albania” è diventata ufficialmente la linea guida di tutta l’Unione Europea».
Il Pilastro Extra-UE: Centri di detenzione nei Paesi Terzi
La novità più dirompente del regolamento – definita il “cuore” della riforma – ricalca fedelmente il protocollo siglato da Roma con Tirana. La norma autorizza gli Stati membri a trasferire i migranti irregolari destinatari di un decreto di espulsione verso “centri di rimpatrio” dislocati in territori al di fuori dei confini europei.
Stretta sulle procedure: Trattenimento fino a due anni e perquisizioni
Il testo approvato a Strasburgo, illustrato dal relatore olandese Malik Azmani (Renew), introduce misure di controllo e sorveglianza senza precedenti all’interno del territorio europeo, mirate a eliminare i “movimenti secondari” tra gli Stati e a velocizzare le espulsioni:
- Obbligo di uscita immediata: Chi non ha diritto al soggiorno riceve l’ordine di lasciare immediatamente l’Unione Europea.
- Trattenimento record (Fino a 30 mesi): Per prevenire il rischio di fuga o in caso di mancata cooperazione, le autorità possono disporre la detenzione amministrativa del migrante. Il limite ordinario viene innalzato fino a 24 mesi, con la possibilità di una proroga eccezionale di altri 6 mesi se il migrante tenta di spostarsi in un altro Stato UE.
- Misure investigative severe: Su autorizzazione giudiziaria o amministrativa, le forze di polizia nazionali potranno condurre perquisizioni personali, ispezioni domiciliari e procedere al sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici (smartphone e PC) per accertare l’identità del migrante.
- Alternative alla detenzione: In subordine al trattenimento, gli Stati potranno imporre il monitoraggio elettronico (braccialetto), l’obbligo di firma, la residenza coatta in un luogo designato o la richiesta di garanzie finanziarie.
Tempistiche di applicazione: Cosa scatta subito
Il regolamento attende ora l’adozione puramente formale da parte del Consiglio UE prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, l’applicazione delle norme seguirà un doppio binario cronologico:
- Subito in vigore: Le disposizioni sulla dimensione esterna (i centri di rimpatrio in Paesi terzi) e i protocolli per la valutazione dell’età dei minori si applicheranno immediatamente dopo la pubblicazione.
- Entro 12 mesi: Gli Stati membri avranno un anno di tempo per adeguare i propri ordinamenti interni alle restanti norme procedurali (tempi di trattenimento, misure investigative e sanzioni).