Paura nel tardo pomeriggio di oggi alla base di Shama, sede del Comando del Settore Ovest della missione Unifil a guida italiana. Diversi detriti, provocati con ogni probabilità dall’intercettazione di razzi da parte dei sistemi di difesa aerea israeliani (Iron Dome), sono precipitati all’interno del perimetro della base. In serata un drone ha colpito un hotel a Baghdad dove alloggiava anche personale italiano, che è attualmente in sicurezza e non è stato coinvolto nell’esplosione. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è immediatamente messo in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa ed il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, per avere aggiornamenti sulle condizioni del personale, al riparo nei bunker.
Il bilancio: un contuso, nessun ferito grave
Il Ministero della Difesa ha confermato che non si registrano feriti tra i nostri caschi blu. Un unico militare italiano è stato soccorso dal personale sanitario della base per un forte dolore a un occhio, verosimilmente causato dalla polvere o da piccoli frammenti sollevati dall’impatto dei detriti, ma non presenta ferite evidenti e le sue condizioni non destano preoccupazione.
Crosetto in contatto costante
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, sta seguendo l’evoluzione della situazione in tempo reale. È in costante contatto con:
- Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano;
- Il Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI);
- Il comandante del contingente italiano in Libano..
Un quadrante sempre più instabile
L’incidente di Shama avviene in un contesto di estrema fragilità, con lo scambio di colpi tra Israele e Hezbollah che si fa sempre più intenso nonostante i tentativi diplomatici di Parigi per un cessate il fuoco. La caduta dei detriti intercettati evidenzia come i militari italiani, pur non essendo l’obiettivo diretto del fuoco, siano costantemente esposti ai rischi derivanti dalla “pioggia di metallo” delle intercettazioni aeree che solcano i cieli del Libano meridionale.
“Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso”, mentre l’invio di navi “nello stretto di Hormuz chiaramente è più impegnativo perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni nel corso di ‘Quarta Repubblica’, condotto da Nicola Porro su Retequattro. Per Meloni”da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner, ma intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”.