L’Intelligenza Artificiale (IA) non è più solo una questione tecnologica, ma un vero e proprio fattore di potere e una “questione politica centrale” che richiede una strategia nazionale immediata. È questo il monito lanciato durante la presentazione del volume ‘Il secolo dell’IA. Capire l’intelligenza artificiale, decidere il futuro‘ (edito da Il Mulino – Arel) presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato .
Il libro, scritto da Marco Bani e dal Senatore Lorenzo Basso, ha riunito esponenti della società civile, tra cui i presidenti nazionali di Acli, Emiliano Manfredonia, e Arci, Walter Massa, insieme a Laura Ferrari di Rete per i Diritti Digitali.
Gli autori hanno sottolineato la necessità di una forte presa di posizione politica per orientare lo sviluppo dell’IA. “Il futuro dell’IA non può essere lasciato alle sole logiche dei social, del marketing e della finanza,” ha affermato il Senatore Lorenzo Basso.
Secondo Basso, l’Italia deve adottare una strategia coerente che indirizzi investimenti e regole verso settori chiave come la sanità, la scuola, il clima, il lavoro e la tutela dei diritti fondamentali e della democrazia. “Oltre a essere il secolo dell’intelligenza artificiale, noi vorremmo che diventasse il tempo della coscienza politica,” ha aggiunto, chiedendo di rimettere al centro le intelligenze umane e la consapevolezza su “chi controlla e produce dati, modelli e infrastrutture digitali.”
Marco Bani ha rincarato la dose, definendo l’IA un “terreno di potere” e non un “destino tecnologico neutrale.” L’esperto ha criticato l’approccio italiano finora adottato:
“In Italia abbiamo visto molti annunci senza una vera strategia industriale e sociale alle spalle: questo è IA-washing, un uso politico e comunicativo dell’intelligenza artificiale più orientato a sventolare il marchio ‘AI’ su norme e iniziative generiche che a finanziare davvero soluzioni d’impatto.”
Tra gli esempi di applicazioni concrete citate da Bani, che necessiterebbero di finanziamenti strategici, figurano la velocizzazione delle diagnosi sanitarie, la semplificazione della burocrazia e la prevenzione del dissesto idrogeologico.
L’appello conclusivo è che “l’Italia e l’Europa possano essere protagonisti di questa rivoluzione e non solo spettatori passivi,” assicurando che la democrazia e il senso del futuro rimangano “nelle mani degli esseri umani che scelgono di collaborare tra loro.”