Lo Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi in un collo di bottiglia geopolitico a pagamento controllato da Teheran. La Repubblica Islamica ha infatti predisposto un piano stringente per gestire e incanalare il traffico marittimo lungo una rotta specifica, introducendo la riscossione di “pedaggi per servizi speciali”.
Ad annunciarlo è stato Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano. La mossa punta a monetizzare e controllare militarmente il transito in una delle arterie energetiche più importanti del pianeta, spaccando in due la comunità internazionale attraverso un sistema di favoritismi e sanzioni unilaterali.
Chi passa e chi paga: il ricatto di Teheran I dettagli del piano, rilanciati dai media internazionali, delineano una vera e propria strategia di divisione dei blocchi:
- I favoriti: A beneficiare della libera navigazione (previo pagamento) saranno le navi commerciali dei paesi asiatici che hanno mantenuto canali aperti con l’Iran (tra cui Cina, Giappone e Pakistan) e i partner globali che collaborano con il regime.
- I banditi: Saranno categoricamente esclusi dal transito tutti gli operatori e i vettori che hanno aderito al “Project Freedom”, la coalizione internazionale lanciata dal presidente statunitense Donald Trump.
Nel frattempo, la televisione di stato iraniana ha lanciato un’indiscrezione diplomatica: alcuni Paesi europei avrebbero già avviato “negoziati riservati” direttamente con la marina delle Guardie Rivoluzionarie (i Pasdaran) per ottenere permessi speciali di transito per le proprie navi. Teheran, per ora, ha preferito non rivelare l’identità delle cancellerie coinvolte.
La risposta dell’Italia: inviati i cacciamine Crotone e Rimini Mentre la diplomazia è in stallo, l’Italia risponde sul piano operativo per difendere la libertà di navigazione. Nel tardo pomeriggio di ieri sono salpati dal porto siciliano di Augusta i cacciamine gemelli Crotone e Rimini, diretti verso la base di Gibuti.
Le due unità d’élite della Marina Militare — della classe Lerici 2^ serie — avranno il delicatissimo compito di partecipare a una missione multinazionale di sminamento proprio nelle acque adiacenti allo Stretto di Hormuz. Si tratta di imbarcazioni speciali dotate di sistemi sonar avanzati in grado di filare fino a 270 metri e di veicoli robotici filoguidati capaci di localizzare, investigare e disattivare qualsiasi ordigno o mina navale sui fondali fino a 600 metri di profondità.
Tajani: “Pronti a una missione navale difensiva” Il posizionamento italiano è stato ribadito dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso del forum Verso Sud a Sorrento: “La crisi nel Golfo tocca direttamente i prezzi dell’energia e la sicurezza alimentare globale. La riapertura di Hormuz è una priorità strategica assoluta. L’Italia è pronta a fare la sua parte nel quadro di una missione navale difensiva, con un quadro giuridico preciso e una volta raggiunto il cessate il fuoco”.