I conti pubblici italiani rimangono sotto stretta osservazione europea, proprio mentre il Governo Meloni è costretto a rivedere al ribasso le stime di crescita per il prossimo biennio a causa dell’instabilità geopolitica nel Golfo. Secondo i dati consolidati diffusi oggi da Eurostat e Istat, il rapporto deficit/Pil dell’Italia nel 2025 si è attestato al 3,1% (arrotondamento del 3,07%), in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 ma ancora sopra la soglia del 3% fissata dal Patto di Stabilità. Questo mancato aggancio esclude l’uscita del Paese dalla procedura per disavanzo eccessivo, all’esame della Commissione Ue a inizio giugno. Contestualmente, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di Finanza Pubblica (DFP), tagliando drasticamente le previsioni di crescita: il Pil aumenterà solo dello 0,6% sia nel 2026 che nel 2027.
MELONI FURIOSA, GIORGETTI “REALISTA”: “FOTOGRAFIAMO LA REALTÀ”
La mancata uscita anticipata dalla procedura gela le speranze del Governo di liberare risorse (circa 10 miliardi) da destinare alle spese per la difesa e alla prossima manovra. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non ha nascosto la propria rabbia, puntando il dito contro lo “sciagurato” Superbonus e rimarcando come da anni i primi dati Istat sottostimino il Pil effettivo per poi rivederlo al rialzo: “una beffa”. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha presentato un DFP ispirato al “realismo” e non ha escluso di ricorrere allo scostamento di bilancio, minimizzando l’importanza della procedura Ue alla luce della guerra in Iran scoppiata il 28 febbraio: “Tutto questo dibattito mi interessava moltissimo prima dello scoppio della guerra, ma poi molto meno. Come diceva Boskov, rigore è quando l’arbitro fischia. Puoi essere d’accordo o no, ma queste sono le regole del gioco. Fotografiamo la realtà. La procedura per deficit eccessivo in tempi di guerra importa di meno”.
IL DFP TAGLIA LA CRESCITA: PIL AL +0,6%, DEBITO AL 137,1%
Il DFP fotografa una realtà economica difficile, scontando l’impatto del conflitto e del blocco di Hormuz richiuso da Trump.
- Le Nuove Stime: Il Pil viene limato allo 0,6% quest’anno e il prossimo (rispetto allo 0,7% e 0,8% previsti nel precedente documento). Il debito salirà già quest’anno sopra il 138% per restarci anche nel 2027 e poi scendere appena sotto nel 2028 (dato che risente ancora del Superbonus).
- Obiettivo 2026: Per portare il deficit sotto il 3%, si guarda ora al 2026, quando l’indebitamento è fissato al 2,9%, per poi scendere progressivamente (come richiesto dall’Ue).
- Priorità Energetica: Giorgetti ha ribadito che la “priorità assoluta” è tamponare l’aumento dei costi energetici, a partire dall’autotrasporto, che a cascata si ripercuotono fino ai prezzi del supermercato. Se si farà uno scostamento, la priorità sarà l’aumento dei prezzi, e l’Italia potrebbe muoversi anche “da sola”.
LE OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO: “FALLIMENTO DEL GOVERNO MELONI”
I dati Eurostat e il taglio delle stime di crescita hanno scatenato la dura reazione delle minoranze, proprio mentre il Governo blindava il DL Sicurezza con la fiducia e un provvedimento ad hoc per aggirare il Colle.
- Francesco Boccia (PD): Parla di “fallimento ininterrotto di tutte le previsioni di crescita” fatte dal Governo Meloni e chiede a Giorgetti di riferire in Aula: “Ci dica se ha uno straccio di proposta per il Paese che non sia solo il tirare a campare”.
- Giuseppe Conte (M5S): Attacca duramente: “Avevano puntato tutto sul 3% e hanno fallito”.
- Nicola Fratoianni (AVS): Chiede al governo di “rinunciare agli enormi aumenti previsti per la spesa militare”.
CONFINDUSTRIA AVVERTE: RECESSIONE QUASI CERTA SE LA GUERRA DURA
L’allarme sull’economia arriva anche dal mondo produttivo. Il Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, chiede di fare presto sull’energia e teme per la crescita: “Se la guerra in Iran arrivasse a fine anno, la recessione è quasi una certezza”.