L’Europa irrompe sulle trattative tra Lega e Movimento 5 stelle. Un altola’, quello che arriva da Bruxelles su migranti e debito pubblico, che irrita i due ‘contraenti’ in un momento delicato del confronto sul programma, dove si registrano distanze, tra l’altro, proprio sui temi indicati dall’Ue. Posizioni che suscitano la dura reazione di Matteo Salvini, che parla senza mezzi termini di “interferenza inaccettabile”. Mentre Luigi Di Maio si dice convinto che gli “attacchi continui da parte di qualche eurocrate non eletto da nessuno” sono mossi dalla “paura del cambiamento. Vedo tanta paura da parte di un certo establishment, ma chi non vuole il cambiamento e’ nostro nemico”, attacca il capo politico pentastellato. Anche se Salvini, pur rispedendo al mittente le critiche dell’Ue, non nasconde le difficolta’, e mette ben in chiaro: “Ci sono alcuni temi su cui le posizioni ancora sono lontane e non possiamo andare a Bruxelles con un governo che rappresenti due idee lontane”.
Che i riflettori dell’Ue siano puntati su Roma lo confermano le parole del Commissario europeo alla Migrazione: “Speriamo” che col nuovo governo in Italia “non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria”, afferma Dimitris Avramopoulos. E il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, mette in guardia: “E’ chiaro che l’approccio alla formazione del nuovo Governo e l’approccio rispetto alla stabilita’ finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale, riducendo gradualmente il deficit e riducendo gradualmente il debito pubblico”. Ultimo ma non meno categorico Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione Ue: “Non vedo segnali che gli Stati membri vogliano cambiare le regole o concedere eccezioni a Stati membri” sul Patto di Stabilita’ e Crescita. Katainen ha anche ricordato che la Commissione e’ “guardiano dei trattati” e che “tutte le regole del Patto di Stabilita’ e Crescita si applicano” all’Italia.
Ad innervosire il leader 5 stelle e’ anche un durissimo editoriale del Financial Times, che paragona il possibile ingresso del Movimento guidato da Luigi Di Maio e del partito di Matteo Salvini all’entrata dei “barbari” a Roma. “L’Italia e’ sul punto di insediare il governo meno convenzionale e piu’ inesperto alla guida di una democrazia occidentale dai tempi del Trattato di Roma del 1957, che fondo’ la Ue”, scrive Ft che poi ammette: “i due partiti godono di un’indiscussa legittimita’ democratica, avendo vinto le elezioni”, ma “le politiche contenute nel cosiddetto ‘contratto per il governo del cambiamento’ danno molti motivi di preoccupazione”. Critiche che Di Maio non accetta, e in un video su Facebook replica: “ma come si permettono?”, sbotta visibilmente infastidito, “il contratto e’ una cosa seria. Come si fa a ironizzare su tutto questo?”, aggiunge prendendosela anche con i media italiani (“in questi giorni non c’e’ un solo giornale che non tifi per il fallimento di questo tavolo, abbiamo attacchi continui”). Ma poi ritrova il sorriso e garantisce: “Piu’ ci attaccano e piu’ sono motivato”. Ma che i problemi ci siano e siano di sostanza Salvini non lo nega, tanto da tornare a ipotizzare il ritorno alle elezioni: “A Bruxelles qualcuno minaccia, qualcuno ricatta, qualcuno manda messaggi indegni di un momento democratico e quindi o nasce un governo forte, il che vuol dire con la stessa serieta’ di questi giorni con i 5 stelle si raggiunge un’intesa su tutto o quasi, o se – come e’ possibile visto che siamo due forze diverse – rimangono delle distanze su diversi temi, responsabilmente l’unica soluzione e’ restituire la parola agli italiani. Stiamo ragionando da movimenti diversi ma seri e democratici”, scandisce il leader leghista, “la scelta sara’ presa da entrambi”.
L’altola’ dell’Ue, pero’, tocca un nervo scoperto nella Lega, tanto che per tutta la giornata si sussegue il fuoco di fila dei lumbard contro Bruxelles e i vincoli europei. “Le attuali regole rallentano un’economia gia’ lenta”, afferma Alberto Bagnai, “e in una fase di lieve ripresa chiedere di raggiungere la parita’ di bilancio strutturale e’ fuori ogni logica. Noi non siamo disposti ad accettare piu’ alcuna disparita’ di trattamento”. Sul fronte migranti, Nicola Molteni assicura: “Con la Lega al governo la politica migratoria cambiera’ radicalmente” e conferma l’intenzione di riaprire i Cie. Il capogruppo al Senato rincara la dose: “Non siamo intenzionati ad accettare alcun monito dall’Europa”, assicura Gianmarco Centinaio. Per il responsabile economia Claudio Borghi “i trattati europei vanno rivisti”. Posizione condivisa da Di Maio, ma con toni meno tranchant: “I vincoli europei vanno rivisti, dialogando con gli altri Paesi, perche’ e’ in Europa che si gioca la partita importante per finanziare tutte le misure economiche che ridiano diritti sociali agli italiani”.