Prime conseguenze politiche nel partito del premier dopo il trionfo del Movimento 5 Stelle nei ballottaggi di ieri. Mentre i pentastellati salutano in particolare le vittorie a Roma e Torino, e dicono di prepararsi al governo del Paese, fra i Dem e’ scontro, e la sinistra passa all’attacco del premier-segretario per il doppio incarico da lui rivestito. Speranza chiede di cambiare rotta di fronte ad un segnale cosi’ chiaro; e Cuperlo parla di sconfitta severa, che merita risposte, ma si dice non convinto da chi chiede la separazione fra segretario e premier. Inoltre, va cambiato l’ Italicum. Non si puo’ discutere per finta – replica il commissario romano e presidente del Pd Orfini – e vanno riconosciuti gli errori. E ‘il Pd di Mafia Capitale e’ vera causa della sconfitta’.
“Dopo un risultato come quello di Roma credo che solo una cosa non si possa fare: discutere per finta. Abbiamo il dovere della sincerità. Che significa riconoscere gli errori, ma anche ricostruire i fatti con precisione per evitare di sbagliare ancora. E vale per tutti, prima di tutto per me”. Lo scrive su Facebook il presidente del Pd Matteo Orfini. “Prima delle elezioni ho ricordato a tutti che entro ottobre avremmo dovuto convocare il congresso, perche’ questo prevedono le nostre regole. E questo accadra’. Quella sara’ la sede in cui faremo le scelte, ma e’ ovvio che abbiamo bisogno di discutere, da subito”, scrive Orfini, commentando il voto di ieri. “In questa campagna elettorale si e’ cominciato a vedere un partito nuovo, aperto a esperienze civiche, che ha saputo rimettersi in gioco e in discussione”, aggiunge. “Dopo un risultato come quello di Roma – sottolinea – credo che solo una cosa non si possa fare: discutere per finta. Abbiamo il dovere della sincerita’. Che significa riconoscere gli errori, ma anche ricostruire i fatti con precisione per evitare di sbagliare ancora. E vale per tutti, prima di tutto per me”.
Roberto Speranza, intervistato da Sky, chiede a Matteo Renzi “un cambiamento profondo, smettendola di stare sul terreno dei gufi e non gufi”.
“Una specie di allucinazione: è successo veramente? Forse ora anche voi riuscite a capire cos’è il movimento, una meraviglia…”. Così Beppe Grillo, lasciando l’hotel Forum di Roma, risponde ai cronisti che gli chiedono delle vittorie messe a segno dai Cinquestelle ai ballottaggi, a partire da Roma e Torino. Il leader del movimento traccia “una analogia con il manifesto della scheda elettorale che -sostiene- dice tutto: da un lato una accozzaglia di simboli che non rappresenta più nessuno e dall’altro un solo simbolo, il nostro orgogliosamente solo”. “Siamo riusciti in una missione impossibile -rivendica- ce lo hanno sempre detto che era tale. Dieci anni fa i tecnici dell’aeronautica mondiale avevano sentenziato che l’aereo ad energia solare di Piccard non sarebbe mai riuscito a fare il giro del mondo. Dieci anni fa i tecnici della politica avevamo detto che il movimento non avrebbe mai sfondato, non avrebbe mai spiccato il volo. Ebbene, quei due aerei sono riusciti nella loro missione impossibile: sono decollati e adesso il nostro deve solo salire di quota”, aggiunge dicendosi convinto, con una metafora, che il movimento, dopo Roma e Torino andrà al governo del Paese.
“Sia io che Gianroberto Casaleggio -prosegue- siamo stati tessitori di questa allucinazione, di questa meravigliosa missione impossibile. Ora costringeremo i nostri avversari, a diventare delle persone perbene. Questa è la grande vittoria del movimento”, aggiunge il leader Cinquestelle ricordando quando gli veniva detto che “senza alleanze non saremmo andati da nessuna parte: ebbene, si sbagliavano e ora glielo abbiamo dimostrato”. Poi prima di salire sul taxi, nella ressa di cameraman, cronisti e fotografi, lo spazio per una battuta: “Lasciatemi andare in procura -scherza- devo andare, ho il primo avviso di garanzia che mi aspetta”.
La minoranza Pd è partita all’attacco per la sconfitta delle amministrative. Prima Roberto Speranza, poi Gianni Cuperlo hanno chiarito che “bisogna cambiare rotta” e che la Direzione di venerdì dovrà essere la prima occasione per cominciare a riflettere sul messaggio che arriva dalle urne. Intanto il presidente del Pd, nonchè commissario romano, Matteo Orfini, conferma la necessità di convocare il congresso a ottobre e non nasconde tutti i limiti e le colpe che hanno portato il “partito di mafia capitale” alla sconfitta. “I numeri sono come pietre: il risultato è oggettivamente non buono per il Pd e dà un segnale molto chiaro a Renzi, al governo, a tutto il Pd, questo è un problema vero e bisogna capire le ragioni di questo voto”, ha detto il leader della minoranza dem che ha convocato una riunione di tutte le componenti di ‘opposizione’ a Renzi per un’assemblea giovedì al Nazareno, prima della Direzione di venerdì. Speranza chiede “con forza un cambiamento di rotta: non si può far finta di nulla, guai a mettere la testa sotto la sabbia”. “Non mi convince l’idea che si perde perché non si è spinta la rottamazione fino in fondo. Non mi convince l’idea che si vince solamente con volti ‘giovani e belli’ e che la battaglia politica possa ridursi a un fattore biografico o estetico”, dice Cuperlo, secondo il quale il problema non è il doppio incarico di Renzi: “Non mi convince la sicurezza che porta alcuni a chiedere come primo atto la distinzione tra la carica di segretario e quella di premier”. Piuttosto serve “una correzione seria della rotta che per me significa una svolta culturale, politica, dell’identità di un centrosinistra di governo”. Il segretario-premier non ha ancora commentato ma entro la giornata sicuramente farà sentire la sua. L’unico a chiarire la posizione della dirigenza dem è stato il vicesegretario Lorenzo Guerini che ha chiarito: “la sconfitta del Pd a Roma e a Torino e in altri comuni “non avrà conseguenze sul governo”, pur ammettendo che “non è un turno amministrativo che ci vede soddisfatti” soprattutto “il risultato non in linea con le previsioni della vigilia è quello di Torino. E’ una sconfitta che ci lascia molto delusi”, ha detto in un’intervista. Il presidente del Pd invece è stato più duro e ha ribadito la necessità “di convocare il congresso entro ottobre, questo prevedono le nostre regole. E questo accadrà. Quella sarà la sede in cui faremo le scelte, ma è ovvio che abbiamo bisogno di discutere, da subito”. “Dopo un risultato come quello di Roma credo che solo una cosa non si possa fare: discutere per finta – ha sottolineato Orfini -. Abbiamo il dovere della sincerità. Che significa riconoscere gli errori, ma anche ricostruire i fatti con precisione per evitare di sbagliare ancora. E vale per tutti, prima di tutto per me”.
Un “conto salato” da pagare per il premier Matteo Renzi, il raggiungimento della maggiore eta’ per i grillini: questi i giudizi della stampa estera sui ballottaggi in Italia. Se molti dei titoli di politica sono dedicati al referendum imminente in Gran Bretagna, o sulle elezioni americane, tutte le maggiori testate europee ed extraeuropee dedicano alla tornata elettorale italiana di ieri delle analisi univoche nel mettere in evidenza le difficolta’ del Partito democratico. “Un elettorato irato spinge al potere i candidati antiestablishment a Roma e Torino”, scrive il New York Times, “e assesta un duro colpo allo standing del presidente del Consiglio Matteo Renzi, di cui viene messa in risalto la vulnerabilita’ in vista dei cambiamenti costituzionali che sta programmando”. La Washington Post invece si concentra sul Movimento Cinque Stelle, il “Partito di un comico che ora puo’ mettere nei radar il potere a livello nazionale”. Preciso ma chiaro il Financial Times: “Come per altre democrazie in Europa, le elezioni locali italiane non devono essere considerate come una guida precisa per le politiche nazionali. Eppure i risultati di domenica sono un colpo a Matteo Renzi, il premier di centrosinistra”. Piu’ radicale invece il Guardian: “Il panorama politico italiano ha mutato forma dopo che due candidate del M5S sono estate elette a Roma e Torino, divenendo una sfida diretta al premier di centrosinistra Matteo Renzi”. Anche la Frankfurter Allegemeine Zeitung mette in evidenza la rabbia dell’elettorato. Anzi, il furore: “l’elezione di Virginia Raggi a sindaco ha molto piu’ a che fare con il furore che non con la politica. Furore contro le elite che hanno governato finora la Citta’ Eterna”. “Dopo 2769 anni Virginia Raggi e’ il primo sindaco donna della Citta’ Eterna”, sottolinea Die Welt, “con la sua vittoria mette in difficolta’ Renzi, Ora pero’ l’attende una fatica degna di Ercole”. “Ultimo nato nella politica italiana, il Movimento Cinque Stelle entra’ nell’eta’ adulta xon il secondo turno delle municipali”, rileva oltralpe Le Monde, “un ingresso significativo per una formazione che si vuole risolutamente antielitaria, un tantino antieuropeista e con accenti populisti”. Per Renzi invece, scrive Liberation, “il conto elettorale si presenta salato. Il Partito Democratico del Presidente del Consiglio e’ il grande sconfitto di una tornata elettorale che premia a Roma e Torino il partito del comico Beppe Grillo”.