Un richiamo alla coesione nazionale, un “album di famiglia” lungo ottant’anni e un monito contro il fatalismo. Nel tradizionale messaggio di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella traccia un bilancio storico e morale dell’Italia, proiettandola verso il traguardo degli ottant’anni della Repubblica.
Il Capo dello Stato ha definito l’Italia un “mosaico” dove ogni cittadino è protagonista: “La Repubblica siamo noi”, ha scandito, esortando a superare il senso di impotenza di fronte alle crisi globali. Sul piano internazionale, Mattarella ha espresso ferma condanna per la “ripugnante” negazione della pace in Ucraina e a Gaza, richiamando le parole di Papa Francesco sul “disarmo delle parole”.
Particolare enfasi è stata posta sulle sfide interne: sicurezza sul lavoro, lotta alla corruzione e infedeltà fiscale sono indicate come “crepe” che minacciano la coesione sociale. Infine, un appello ai giovani: “Non rassegnatevi a chi vi giudica distaccati. Siate coraggiosi e responsabili come chi costruì l’Italia moderna”.

Non è stato solo un bilancio di fine anno, ma una vera lezione di educazione civica quella trasmessa a reti unificate dal Quirinale. Sergio Mattarella sceglie la metafora dell’album fotografico per ripercorrere le tappe della democrazia italiana: dal voto alle donne del 1946 alla firma dei Trattati di Roma, dalle conquiste dello Statuto dei lavoratori alla “notte della Repubblica” ferita dal terrorismo.
Il Presidente ha ricordato che la forza dell’Italia risiede nella capacità di sintesi dei Padri Costituenti, capaci di dividersi sulle misure di governo ma uniti sui valori fondanti. È un messaggio diretto alla politica odierna: il dialogo non è debolezza, ma l’unico strumento per costruire il futuro. Citando Falcone e Borsellino, Mattarella ha ribadito che la legalità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana che richiede il contributo di ogni singola “tessera” del mosaico sociale.
Un discorso che guarda avanti, nonostante le ferite della guerra e della crisi economica. Sergio Mattarella chiude il 2025 (proiettandosi al 2026) con un messaggio di orgoglio nazionale. “Siamo una storia di successo”, dice il Presidente, ricordando come l’Italia sia passata dall’essere un Paese di emigranti a una potenza manifatturiera mondiale.
Il gran finale è tutto per le nuove generazioni: a loro il Capo dello Stato chiede di essere “esigenti” e di non cadere nella trappola del fatalismo. “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”.