In un Quirinale tinto dei colori della Giornata Internazionale della Donna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha celebrato l’ottantesimo anniversario del referendum del 1946 e del primo voto alle italiane. Un discorso di ampio respiro, che ha unito la memoria storica delle “staffette partigiane” alla realtà di un Paese che, nonostante i vertici istituzionali tinti di rosa, fatica ancora a colmare i divari strutturali.
Il Capo dello Stato ha usato parole nette per descrivere il rapporto tra genere e Stato: “La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica. Ma l’equilibrio non è ancora alla pari”. Pur lodando i traguardi raggiunti nelle professioni — dalla magistratura alla diplomazia, fino alla leadership politica — Mattarella ha elencato i “nodi irrisolti” che frenano l’Italia:
- Il persistente divario salariale (gender pay gap).
- La scarsa presenza femminile nei ruoli apicali delle aziende.
- La difficoltà cronica di conciliare maternità e carriera senza penalizzazioni.
Il Presidente ha ripercorso le tappe simboliche della storia repubblicana: dalle pioniere come Tina Anselmi e Nilde Iotti, fino a sottolineare — con una punta di amarezza — come si sia dovuto attendere ben quarant’anni prima di vedere figure come Marta Cartabia, Margherita Cassano e la prima premier donna, Giorgia Meloni, ai vertici dello Stato.
Un passaggio fondamentale è stato dedicato alla violenza di genere, definita “paradossale” in una società moderna. La soluzione, per Mattarella, non è solo repressiva ma culturale: serve un’educazione al rispetto che parta dalla famiglia e dalla scuola per “depurare gli animi da una mentalità distorta e da pregiudizi atavici”.
Il monito più profondo del Capo dello Stato riguarda l’identità: “Il percorso sarà concluso solo quando non si chiederà più alle donne di assumere modelli di comportamento maschile per vedersi riconosciuto il proprio ruolo”. Una società che investe nelle donne, ha concluso, non è solo più equa, ma “più forte, innovativa e dinamica”. Ogni talento femminile perduto è, per Mattarella, una sconfitta dell’intera nazione.