Dalla sede del COVI, il Capo dello Stato traccia le coordinate della proiezione internazionale dell’Italia: un Paese cardine nella stabilità globale, chiamato a rispondere a minacce ibride e nuovi domini tecnologici.
Non è stata la consueta carrellata di auguri natalizi. Il collegamento del Presidente Sergio Mattarella con i contingenti italiani impegnati all’estero, dalla sede del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), ha assunto i contorni di una vera e propria lezione di geopolitica applicata.
Il messaggio del Quirinale è chiaro: l’Italia non difende più solo i propri confini fisici, ma è il perno di un sistema di sicurezza integrato che spazia dal Mediterraneo al fianco Est della NATO, fino a toccare dimensioni immateriali e frontiere tecnologiche.
Mattarella ha fotografato una mutazione genetica dell’impegno militare. Alle tradizionali dimensioni operative, si aggiungono oggi sfide che il Presidente definisce “stringenti”:
- I nuovi domini: Non esistono più solo terra, mare e cielo. Il Capo dello Stato ha citato esplicitamente i fondali marini, lo spazio e le minacce cibernetiche.
- La minaccia dei droni: Con una domanda diretta e tecnica, Mattarella ha sollevato il tema dei velivoli senza pilota, definendoli strumenti “allarmanti” che seminano preoccupazione in Europa per i loro “ingressi abusivi”. Una sottolineatura che evidenzia la necessità di un rapido adeguamento tecnologico dei nostri sistemi di difesa.

I fronti caldi: dal Libano alla Bulgaria
Il giro d’orizzonte del Presidente ha toccato i punti nevralgici della presenza italiana:
- UNIFIL (Libano): Definita una delle missioni più “emblematiche” per prestigio e orgoglio. Mattarella ha lodato la “saggezza e misura” dei militari nel gestire momenti pericolosi, guardando già alla delicata fase di transizione che inizierà nel 2027, quando le forze libanesi dovranno assumere il pieno controllo per evitare pericolosi vuoti di potere.
- Il Fronte Est (Bulgaria ed Estonia): In un momento di tensione ai confini della NATO, il Presidente ha ribadito l’importanza dell’interoperabilità. Sapere che contingenti di diversi Paesi riescono a operare come un unico corpo è definito “rassicurante” per la tenuta dell’Alleanza.
- Mediterraneo e Libia: Il Mare Nostrum resta un’area dalle “molteplici esigenze di sicurezza”, dove l’Italia rivendica un ruolo di vigilanza attiva (operazione “Mediterraneo Sicuro”) e di influenza primaria in scenari cruciali come quello libico.
Il punto focale del discorso di Mattarella risiede nel superamento della dimensione puramente nazionale. Per il Capo dello Stato, l’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO non è più solo un obbligo di lealtà verso i trattati, ma una necessità oggettiva: i problemi del mondo contemporaneo sono così “intrecciati e comuni” da rendere impossibile ogni distinzione tra difesa interna ed esterna.
L’immagine finale che emerge è quella di un’Italia “testimonianza di grande sforzo e merito”, un Paese che non si limita a presidiare, ma che si adegua costantemente per garantire stabilità in un’epoca di incertezza globale.