“Cinquant’anni fa la strategia terroristica che mirava a destabilizzare la Repubblica colpì il treno Italicus a San Benedetto Val di Sambro, seminando morte e dolore. Era un convoglio diretto in Germania, affollato di viaggiatori, molti dei quali migranti che tornavano al lavoro. Undici passeggeri morirono nell’incendio che seguì l’esplosione. La dodicesima vittima fu un ferroviere, Silver Sirotti, medaglia d’oro al valore civile per il suo eroismo: perse la vita. salvandone molte altre La sua generosità, unita a un grande coraggio, costituisce una testimonianza imperitura di quei valori di umanità e solidarietà, che gli assassini ei loro complici volevano sradicare”. Così in una dichiarazione il presidente della Repubblica, Sergio
Mattarella , ricorda l’anniversario della strage del treno Italicus in cui, nell’agosto 1974, morirono 12 persone. “Nel giorno dell’anniversario rinnoviamo i sentimenti di vicinanza e condivisione della Repubblica ai familiari delle vittime e ai tanti feriti. Nella catena sanguinosa della stagione stragista dell’estrema destra italiana, di cui la strage dell’Italicus è parte significativa, emerge la matrice neofascista, come sottolineato dalla sentenza della Corte di Cassazione e dalle conclusioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, pur se i procedimenti giudiziari non hanno portato alla espressa condanna di responsabilità”, ha detto Mattarella , sottolineando che “la società italiana e le sue istituzioni seppero respingere quell’attacco alla convivenza civile grazie alla forza e alla coesione dell’unità della comunità nazionale, fondata sui principi della nostra Costituzione”.
Le sentenze sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna (85 morti) sono ‘un teorema per colpire la destra’, dice alla Stampa Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia: ‘Non possiamo accettare come dogmi sentenze che non rispettano le garanzie di un giusto processo’, aggiunge e chiede che il ministro Nordio lavori sulle sue denunce. Parole che provocano la reazione delle opposizioni. ‘Meloni lo cacci’, dice il presidente del Pd Bonaccini. Bonelli, leader dell’Avs, ne chiede le dimissioni.
“Non possiamo accettare come dogmi sentenze che non stanno rispettando le garanzie di un giusto processo. È ora di farla finita con questa ipocrisia”, “era chiaro dall’inizio del processo a Bellini, criminale conclamato e collaboratore dei servizi” e del procuratore Sisti, e che mai ha avuto a che vedere con noi, che l’obiettivo di parte della magistratura fosse quello di accreditare il teorema per cui nel Dopoguerra gli Usa, con la loggia P2, il neofascismo e perfino il Msi avrebbero dovuto, con la strategia della tensione e le stragi, condizionata la storia repubblicana”. Lo afferma in un’intervista alla Stampa Federico
Mollicone , deputato di FdI e presidente della Commissione cultura alla Camera, sulle sentenze sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. “Noi – sottolinea – siamo quella destra che, non oggi, ma negli anni Settanta, ruppe con chi scelse il terrorismo. La storia di Bellini non c’entra con la nostra, e nemmeno mi interessa il suo curriculum giudiziario. Ma non posso non vedere l’operazione che i giudici hanno portato avanti e che lo ha reso la vittima di un teorema”.
Mollicone dice di avere dimostrare per dimostrare ciò che dice. L’obiettivo, sottolinea, è “trovare la verità storica per tutti gli italiani. Chiederemo a Nordio, con un’interrogatorio parlamentare, di verificare ciò che sto denunciando”.
Il Pd con il presidente Stefano Bonaccini, reputa l’uscita del parlamentare FdI “di una gravità inaudita”, e chiede alla premier Giorgia Meloni di smentirlo e di rimuoverlo dalla presidenza della commissione Cultura. “Ci voleva uno come Mollicone , dopo due giorni del solito vittimismo di Giorgia Meloni, per confermare che nel suo partito c’è chi tenta di riscrivere la storia negando le responsabilità dei neofascisti accertate dalle sentenze”, interviene la segretaria Elly Schlein, che si chiede: “Cosa aspetta Meloni a prendere le distanze dalle gravissime parole di Mollicone , che si dimostra del tutto inadeguato a presiedere la Commissione Cultura?”.
“Anche oggi niente da fare: Meloni ha perso le parole mentre il suo fidato di partito,
Mollicone (presidente della commissione Cultura!) è arrivato addirittura a mettere in discussione le frasi che parlano chiaro sulla matrice neofascista della strage di Bologna. Con parole gravissime ha calpestato in un colpo solo le sentenze, le istituzioni, il rispetto per i familiari delle vittime e la memoria di un intero Paese. Un presidente del Consiglio ci mette la faccia di fronte a tutto questo, non va a nascondersi”. Lo scrive su X Giuseppe Conte, presidente del M5S.