Una devastante escalation militare sta travolgendo l’intero scacchiere mediorientale su tre fronti simultanei, polverizzando i fragili equilibri della regione proprio mentre la diplomazia internazionale tenta faticosamente di tessere la via del dialogo. Nelle stesse ore in cui le bombe americane cadono sul suolo iraniano e i carri armati israeliani avanzano in Libano, da Gerusalemme arriva la conferma di un colpo durissimo inferto al cuore di Hamas nella Striscia di Gaza.
Gaza: eliminato il nuovo capo militare di Hamas Mohammed Odeh
Con un’operazione d’intelligence definita “brillante”, le Forze di difesa israeliane (Idf) e lo Shin Bet (l’agenzia di sicurezza interna) hanno intercettato e ucciso a Gaza City Mohammed Odeh, il nuovo comandante supremo dell’ala militare di Hamas. Odeh era entrato in carica soltanto la scorsa settimana per succedere a Izz al Din al Haddad, anch’egli eliminato all’inizio del mese.
L’ex capo dei servizi segreti del movimento islamista, considerato uno degli ultimi grandi strateghi della pianificazione del massacro del 7 ottobre 2023, è stato centrato in un raid aereo che ha raso al suolo diversi edifici usati come nascondigli. Secondo fonti vicine a Hamas, nel bombardamento sono rimasti uccisi anche la moglie e i figli del comandante.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha commentato l’operazione con toni durissimi su X:
«Il quarto comandante dell’ala militare di Hamas è stato eliminato e mandato nelle profondità dell’inferno. Abbiamo promesso di eliminare tutti i responsabili del 7 ottobre e lo faremo, ovunque si trovino».
Katz ha poi ribadito i piani di Tel Aviv: rimuovere definitivamente Hamas e avviare un piano di “emigrazione volontaria” per la popolazione della Striscia.
Stretto di Hormuz: raid USA contro i siti missilistici iraniani
Più a est, la tensione ha raggiunto livelli di guardia nel Golfo Persico. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha condotto una serie di violenti “attacchi di autodifesa” nel sud dell’Iran, bombardando i siti di lancio missilistici e le imbarcazioni dei Pasdaran che tentavano di posizionare mine navali per bloccare lo strategico Stretto di Hormuz. Forti esplosioni sono state avvertite a Bandar Abbas, sede di un nevralgico porto militare.
Teheran ha reagito con furia, definendo il raid una «palese violazione del cessate il fuoco da parte dell’esercito terroristico statunitense». Mentre i Pasdaran rivendicano l’abbattimento di un drone USA e sostengono di aver fatto fuoco contro un caccia stealth F-35 americano, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei lancia un avvertimento solenne: «Le terre della regione non faranno più da scudo alle basi americane».
Nonostante i venti di guerra, il presidente iraniano Pezeshkian si dice ancora pronto a trattare un «quadro dignitoso» per la pace, ma lo scoglio resta l’uranio arricchito: Donald Trump esige la sua immediata consegna o la distruzione totale, tema al centro di un vertice governativo d’urgenza convocato a Camp David.
Fronte Libano: l’Idf oltrepassa la “linea gialla”
Contemporaneamente, il fronte nord di Israele registra una pesante accelerazione della guerra di terra. Il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato una massiccia estensione delle operazioni militari in Libano, con l’Idf che ha superato i confini della “linea gialla” per assumere il controllo di posizioni dominanti e blindare la zona cuscinetto di sicurezza.
Il bilancio umano nelle ultime 24 ore è drammatico: secondo il ministero della Salute di Beirut, i bombardamenti israeliani hanno causato almeno 28 morti e 104 feriti tra la popolazione libanese.
Caso Flotilla: rientrati i primi italiani, due restano in cella in Libia
In questo scenario di crisi globale, si sblocca parzialmente la vicenda dei cooperanti della Flotilla umanitaria bloccati in Nord Africa. Sbarcano questa mattina all’aeroporto di Fiumicino i sette attivisti italiani rilasciati a Tripoli, rientrati in patria via Istanbul.
Resta invece critica la situazione per i connazionali Domenico Centrone e Dina Alberizia, ancora detenuti nei pressi di Sirte con l’accusa di ingresso illegale sul territorio libico e in attesa di espulsione.