Nelle ultime ore, l’Iran ha lanciato un massiccio attacco coordinato contro i Paesi del Golfo, facendo scattare le sirene d’allarme a Dubai e in Bahrein. Mentre le difese aeree di Riad e Kuwait hanno neutralizzato diversi droni, il conflitto si è spostato pericolosamente verso le sedi diplomatiche e le basi occidentali: colpita la base aerea americana di Al-Harir, nel Kurdistan iracheno, e il consolato degli Emirati Arabi Uniti nella medesima regione.
L’attacco al consolato, che ha causato gravi danni strutturali, è stato duramente condannato dall’Arabia Saudita come una “violazione delle norme diplomatiche internazionali”. Teheran, tramite l’agenzia Tasnim, ha rivendicato inoltre il bombardamento delle raffinerie di Haifa, in Israele, definendolo una ritorsione per i raid subiti ai propri depositi petroliferi.
Di fronte alla minaccia missilistica, la Turchia ha deciso, previo consulto con la NATO, di schierare i sistemi di difesa Patriot lungo il confine orientale del Paese. Una mossa che segnala il timore di un coinvolgimento diretto dell’Alleanza Atlantica. Sul fronte politico, il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha inviato un messaggio di de-escalation: “La libertà degli iraniani non si ottiene con le bombe”.
La situazione umanitaria in Libano è al collasso. L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR) ha diffuso dati drammatici: nelle ultime 24 ore altre 100.000 persone sono fuggite dalle proprie case, portando il totale degli sfollati a oltre 667.000.
L’esercito israeliano (IDF) ha annunciato attacchi imminenti su Tiro e Sidone, puntando a colpire le infrastrutture militari di Hezbollah. Nel frattempo, l’ambasciata statunitense a Beirut ha emesso un avviso d’urgenza per i propri cittadini ancora presenti nel Paese, esortandoli a trovare rifugi sicuri o ad abbandonare immediatamente il territorio libanese.