La fragilissima architettura diplomatica faticosamente costruita nelle ultime settimane tra Washington e Teheran rischia di crollare prima ancora di essere formalizzata. I colloqui ufficiali tra Stati Uniti e Iran che si sarebbero dovuti tenere al Bürgenstock Hotel, nei pressi di Lucerna, sono stati ufficialmente rinviati a tempo indeterminato.
A far saltare il tavolo delle trattative, sponsorizzato dalla mediazione di Qatar e Pakistan, è stata l’improvvisa ed estrema escalation militare nel sud del Libano, culminata con l’annullamento del viaggio del vicepresidente americano JD Vance e dei rappresentanti iraniani guidati da Mohammad Bagher Ghalibaf.
La dinamica: l’affondo dell’Idf e la risposta di Hezbollah
L’accordo quadro (il Memorandum of understanding già siglato a distanza nei giorni scorsi dai presidenti Donald Trump e Massoud Pezeshkian) prevedeva come clausola cruciale la stabilizzazione del fronte libanese. Tuttavia, la tregua si è frantumata nelle ultime ore:
- L’attacco di Hezbollah: La milizia sciita filoiraniana ha violato il cessate il fuoco colpendo le forze israeliane e provocando l’uccisione di quattro militari dell’Idf.
- La rappresaglia di Israele: La risposta del primo ministro Benjamin Netanyahu è stata immediata e massiccia. Le forze di difesa israeliane hanno sferrato una violentissima ondata di bombardamenti, colpendo oltre 80 obiettivi strategici nel sud del Libano e portando – secondo fonti militari israeliane – all’«eliminazione di decine di terroristi».
Benjamin Netanyahu: «Il nostro esercito resterà in Libano tutto il tempo che servirà, finché Hezbollah non verrà disarmato. Pagheranno a carissimo prezzo l’uccisione dei nostri quattro soldati».
Il nodo diplomatico: Teheran esige lo stop di Israele
Il rinvio sine die dei colloqui tecnici in Svizzera – che avrebbero dovuto definire i dettagli su temi cruciali come lo Stretto di Hormuz, lo sblocco dei fondi e il programma nucleare – fotografa il vicolo cieco in cui si trova l’amministrazione Trump. Israele, infatti, non si ritiene vincolato dalle intese siglate da Washington.
Un diplomatico di alto livello ha confermato al Financial Times lo stallo totale:
«Gli iraniani hanno chiesto garanzie assolute che le ostilità in Libano cessino immediatamente, considerandolo un punto vincolante e previsto dall’accordo firmato. Al momento i mediatori stanno lavorando febbrilmente nel tentativo di salvare il salvabile, ma le posizioni restano distantissime».
L’intesa, che nei piani della Casa Bianca doveva rappresentare una svolta storica per il Medio Oriente (consentendo a Teheran di tornare a vendere immediatamente greggio in cambio di precise garanzie nucleari), si scontra con la realtà sul campo, trasformando quella che doveva essere una storica cerimonia di pace in una fragile e pericolosa sospensione armata del conflitto.