Un cambio di passo radicale per archiviare la pagina drammatica del dissesto e dare risposte immediate a una comunità ferita. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata in visita istituzionale a Niscemi, il comune del Nisseno devastato da una imponente frana che ha letteralmente inghiottito una parte del centro abitato. Accompagnata dal capo del Dipartimento della Protezione Civile e commissario straordinario, Fabio Ciciliano, la premier ha incontrato l’amministrazione locale, il governatore della Sicilia Renato Schifani e il comitato degli sfollati, annunciando lo sblocco definitivo dei fondi emergenziali.
“Porteremo in Consiglio dei ministri due diversi programmi operativi che mettono a terra i 150 milioni di euro già stanziati dal governo” ha annunciato la premier durante una seduta straordinaria del Consiglio comunale, rivendicando la velocità dell’intervento politico rispetto alle gestioni del passato.
Il Piano in Cdm: due programmi da 75 milioni di euro
I 150 milioni di euro, previsti dal decreto-legge approvato a febbraio (legato anche alle emergenze del ciclone Henry) e convertito in legge dal Parlamento a fine aprile, verranno spacchettati dal Consiglio dei Ministri in due decreti attuativi gemelli, equamente divisi per affrontare sia l’emergenza sociale sia il consolidamento geologico:
1. Primo Piano (75 milioni): Indennizzi, Demolizioni e Nuove Case
Destinato direttamente alla popolazione colpita, finanzierà l’abbattimento controllato degli immobili dichiarati non più recuperabili e inagibili. I cittadini che hanno perso la propria abitazione o la propria attività commerciale riceveranno contributi diretti che potranno utilizzare per tre opzioni:
- Acquistare un immobile già esistente e abitabile nel territorio di Niscemi o nei comuni limitrofi.
- Comprare un’area edificabile per ricostruire da zero la propria casa ex novo.
- Ristrutturare un immobile già di proprietà per renderlo pienamente idoneo e sicuro.
2. Secondo Piano (75 milioni): Messa in sicurezza e Viabilità
Sarà focalizzato sulle grandi opere ingegneristiche di contenimento. Lo studio scientifico condotto dal Dipartimento della Protezione Civile ha individuato tre diversi corpi di frana che si sono mossi contemporaneamente ma in modo separato. I fondi serviranno a stabilizzare definitivamente il fronte del terreno e a ripristinare la viabilità stradale compromessa dal collasso della collina.
Scuole definitive e alleanza con il territorio
Al di fuori del budget dei due programmi principali, Meloni ha confermato che il governo sta stringendo i tempi per un altro dossier fondamentale: la ricostruzione e riapertura delle scuole dichiarate inagibili a causa del movimento terra.
“Stiamo definendo gli ultimi aspetti per la costruzione di nuove scuole che saranno definitive e non moduli temporanei” ha spiegato la premier, ringraziando per il supporto logistico e sociale la Diocesi di Piazza Armerina e la Caritas. “Riusciremo a consegnare nuovi istituti scolastici sicuri agli studenti al posto di quelli compromessi” ha poi confermato con soddisfazione il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, al termine del vertice.
La protesta del Comitato Sfollati e il nodo risarcimenti
Nonostante il clima di forte condivisione istituzionale, resta un punto di frizione sollevato dal Comitato degli Sfollati, guidato da Francesco Rizzo. Il comitato ha espresso parere favorevole per le aperture della premier ma ha sollevato forti riserve sullo schema degli indennizzi: i cittadini chiedono che non si parli di semplici “contributi fissi” ma di risarcimenti congrui parametrati sui costi effettivi attuali per il riacquisto degli immobili e per la reale ripartenza delle attività commerciali distrutte. “La premier si è dimostrata attenta, ma ora è il momento di mettere tutto nero su bianco” ha avvertito Rizzo.
Meloni attacca il passato: “In 4 mesi fatto più che in 7 anni”
In chiusura del suo intervento, la presidente del Consiglio ha voluto rimarcare con forza la discontinuità temporale della sua struttura commissariale rispetto alle passate calamità che hanno colpito la medesima area in passato:
“Voglio ricordare che dopo la frana del 1997 ci vollero ben sette anni solo per fare un piano di messa in sicurezza del territorio, e gli indennizzi ai cittadini venivano erogati ancora nel 2025. Aver portato in Consiglio dei ministri, in meno di quattro mesi dal decreto, tutto quello che tecnicamente e concretamente serve per rispondere alle famiglie è un grande passo in avanti e dimostra un cambio di passo dello Stato”.