Giornata cruciale per il governo Meloni, stretto tra l’offensiva parlamentare delle opposizioni e l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente. La premier è attesa nel pomeriggio al Senato per un question time che si preannuncia infuocato, incentrato sui nodi economici che stanno strozzando il Paese: inflazione, salari e caro-carburanti.
Il rebus Hormuz e la cautela del governo In mattinata, i ministri Tajani (Esteri) e Crosetto (Difesa) hanno delineato davanti alle commissioni competenti la strategia italiana per lo Stretto di Hormuz. La linea è di estrema prudenza: l’Italia è pronta a inviare due navi cacciamine, ma solo a condizione che si raggiunga un cessate il fuoco stabile e un “ambiente permissivo”.
Roma spinge per una missione a guida europea — l’opzione preferita rispetto a una coalizione multinazionale “di volenterosi” — che potrebbe concretizzarsi in un allargamento dell’operazione Aspides. In ogni caso, il governo ha ribadito che nessun soldato si muoverà senza un voto preventivo del Parlamento. Al momento si valuta solo lo spostamento cautelativo delle unità verso Gibuti, per accorciare i venti giorni di navigazione necessari a raggiungere l’area calda.
Economia sotto scacco: lo spettro della recessione L’instabilità internazionale pesa come un macigno sulle prospettive di crescita. Secondo le ultime proiezioni di Moody’s, se la navigazione a Hormuz rimanesse condizionata, il PIL italiano si fermerebbe allo 0,4% nel 2026, il dato più basso del G20. In caso di nuova escalation, l’agenzia di rating ipotizza addirittura una contrazione dello 0,3%.
Questi dati saranno il grimaldello delle opposizioni durante il confronto con la premier:
- M5S: chiederà interventi urgenti sul caro-bollette e la sicurezza energetica.
- PD: punterà il dito sul lavoro povero e le liste d’attesa nella sanità.
- Italia Viva: interrogherà Meloni sulle risorse del Pnrr effettivamente spese.
- Azione: proporrà una “cabina di regia” aperta alle opposizioni per gestire le priorità strategiche.
La replica della Premier Giorgia Meloni si prepara a rispondere rivendicando le misure di riduzione del carico fiscale per famiglie e imprese e difendendo il modello del “salario giusto” contro la proposta del salario minimo. Sul fronte dei conti pubblici, è probabile che la premier torni ad attaccare l’eredità del Superbonus, i cui oneri per lo Stato hanno ormai sfiorato la cifra record di 132 miliardi di euro.
Nel fine settimana, la premier è attesa (presenza ancora da confermare) al The Europe Gulf Forum in Grecia, dove i leader internazionali cercheranno di trovare una quadra sui flussi commerciali ed energetici messi in crisi dal braccio di ferro tra USA e Iran.