Un attacco frontale a Bruxelles e la promessa di non indietreggiare “di un solo millimetro” di fronte alla tempesta economica globale. Sul palco del centro congressi La Nuvola, davanti alla platea degli industriali e alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni rivendica la ritrovata autorevolezza internazionale dell’Italia e mette nel mirino l’attuale configurazione dell’Unione Europea, definita “un gigante burocratico” paralizzato dagli orpelli ideologici.
L’assemblea annuale di Confindustria si trasforma così nel teatro di un duro scontro politico sui destini della crescita, con il neo-presidente degli industriali, Emanuele Orsini, che invoca un “grande patto” per portare lo sviluppo al 2% e le opposizioni che accusano la premier di soffrire di amnesie sul suo reale peso a Bruxelles.
Il manifesto della premier: nucleare, dazi e la “National escape clause”
Meloni descrive lo scenario geopolitico attuale come l’epoca delle “policrisi” – tra la guerra in Ucraina, le tensioni con l’Iran, lo sminamento e la chiusura dello Stretto di Hormuz e i dazi commerciali – e accusa l’Europa di essere “miope” e “iper-regolamentatrice sulla vita comune, ma esitante nelle dinamiche globali”.
Per rispondere alla crisi, la presidente del Consiglio traccia la linea dell’esecutivo su quattro dossier industriali strategici:
- Riforma della Burocrazia: La premier propone a Confindustria di aprire immediatamente un cantiere comune per una riforma radicale delle regole e delle semplificazioni in Italia.
- Ritorno al Nucleare: Meloni accelera sui tempi dell’indipendenza energetica, promettendo l’approvazione della legge delega entro l’estate, a cui seguiranno i decreti attuativi per il quadro giuridico.
- Battaglia sui crediti ETS: Viene confermata la linea dura di Palazzo Chigi contro il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, di cui l’Italia chiede una sospensione temporanea per non affossare la competitività delle imprese.
- Flessibilità per la Difesa: Difendendo la lettera inviata alla Commissione UE per l’estensione della National escape clause, la premier chiarisce che non si tratta di fare nuovo debito, ma di sbloccare i fondi già previsti a causa della crisi mediorientale: «Le spese militari sono il prezzo della libertà, ma se non aiutiamo le imprese a superare la crisi, domani non ci sarà più nulla da difendere».
Gli industriali chiedono un Patto. Orsini: «No a battaglie elettorali»
Nel suo discorso d’insediamento, il leader di Confindustria Emanuele Orsini lancia un appello alla responsabilità nazionale rivolto a tutte le forze politiche e sociali. L’obiettivo macroeconomico è ambizioso: stringere un nuovo “grande patto per la crescita” che consenta al Paese di raggiungere stabilmente un incremento del PIL pari al 2%. «Chiediamo alla politica di fermare le battaglie elettorali quando in gioco c’è l’interesse generale della nazione», esorta il numero uno di via dell’Astronomia.
L’affondo delle opposizioni: «Meloni dimentica di essere al potere»
Le parole della premier sollevano l’immediata e durissima reazione dei leader del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, che respingono la narrazione di un’Italia “vittima” delle decisioni di Bruxelles.
Elly Schlein (Segretaria PD): «Ascoltandola sorge un dubbio: la Meloni che chiede un cambio di passo in Europa è la stessa persona che partecipa da quattro anni al Consiglio Europeo e che ha espresso Raffaele Fitto come vicepresidente della Commissione? La premier sembra dimenticare che la destra governa l’Italia e ha una larga maggioranza in Europa. Sono proprio loro a ostacolare la difesa comune, gli investimenti a debito comune e il superamento dei veti».
Non meno severo il commento del leader del M5S, Giuseppe Conte, che riserva una stoccata anche alla platea degli industriali: «Senza polemica, ma non si è mai vista una Confindustria così dialogante e sorprendentemente comprensiva con un governo in un periodo in cui sparisce qualsiasi capacità industriale del nostro Paese. Meno male che ci siamo noi a tutelare l’economia reale».