Clima incandescente a Firenze a poche ore dal silenzio elettorale. La premier Giorgia Meloni ha polarizzato il dibattito nella corsa per la Regione Toscana con un attacco durissimo alla sinistra, definendola “più fondamentalista di Hamas“.
La Presidente del Consiglio, affiancata dai leader di coalizione ha puntato a smantellare il campo largo avversario, accusando la sinistra di non aver “gioito per la tregua” in Medio Oriente e di essere particolarmente “rabbiosa” per i successi del governo.
Meloni, in un comizio per sostenere il candidato di centrodestra Alessandro Tomasi, ha rivendicato i meriti della diplomazia internazionale per la storica pace in Medio Oriente, attribuendoli direttamente all’ex presidente USA, il repubblicano Donald Trump, e non a figure o movimenti vicini alla sinistra. “La pace non viene firmata né per Landini, né per Albanese che insulta la Segre, né per Greta con la Flotilla,” ha sentenziato.
Definendo il campo largo avversario “un grande centro sociale”, la premier ha sfidato i pronostici: “Noi siamo nati per ribaltare i pronostici e lo faremo anche qui”, ha promesso alla folla. L’attacco ha incluso una forte critica alla retorica della sinistra, accusata di “trattare da imbecilli” gli elettori con promesse irrealistiche.
Le parole della premier hanno infiammato la piazza e la politica locale. A poche centinaia di metri, Usb, centri sociali e giovani palestinesi rispondevano con un corteo. Sara Funaro (Sindaca dem): La prima cittadina ha replicato duramente da un appuntamento del PD, affermando che è la destra a “trattare da imbecilli gli elettori” e criticando Meloni per la sua assenza a Firenze al di fuori dei comizi elettorali.
L’appuntamento toscano è cruciale per il centrosinistra, che punta su Eugenio Giani per iniziare la rimonta dopo le recenti sconfitte. La coalizione si è presentata unita, seppur con un’organizzazione a macchia di leopardo. La segretaria del Pd Elly Schlein ha fatto la volata a Giani, lodando il suo “coraggio” e il “buon governo” regionale, con l’obiettivo di cementare l’alleanza progressista. Il leader del M5s Conte, nonostante una parte della base pentastellata sia ancora critica nei confronti di Giani, lo ha incontrato nell’hinterland fiorentino per un evento concordato. Una stretta di mano che suggella l’alleanza con la promessa di “lavorare insieme 5 anni” nonostante le differenze. Interviene anche Matteo Renzi che si rivolge direttamente alla premier: “Il Paese è fermo, il debito cresce, basta retorica”.
Le urne di domenica e lunedì stabiliranno se la carica finale del centrodestra e le tensioni interne al campo largo saranno sufficienti a cambiare il volto di una delle regioni storicamente roccaforti della sinistra.