Un pomeriggio ad altissima tensione nell’Aula di Montecitorio. Nel corso delle repliche alle sue comunicazioni in vista del Consiglio Europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rotto gli indugi e ha attaccato apertis verbis, per la prima volta dall’inizio della legislatura, i parlamentari di Futuro Nazionale, il neonato movimento guidato dal generale Roberto Vannacci.
Il dibattito è rapidamente degenerato in uno scontro frontale che ha coinvolto anche il Movimento 5 Stelle, culminando in pesanti attacchi personali e polemiche di genere che hanno costretto la presidenza di turno dell’Aula a scusarsi formalmente.
Il siluro ai dissidenti di Futuro Nazionale: «Siete funzionali alla sinistra»
A far scattare la scintilla è stato l’intervento di Emanuele Pozzolo, deputato di Futuro Nazionale eletto originariamente tra le file del centrodestra. La premier lo ha preso di mira direttamente, rinfacciandogli i recenti passaggi parlamentari e contestando la patente di “destra autentica” che Vannacci aveva rivendicato solo poche ore prima nel salotto di Otto e Mezzo:
Giorgia Meloni: «Collega Pozzolo, mi dispiace francamente che abbia cambiato idea sul tema dell’interesse nazionale. Quello che il governo sta facendo è esattamente ciò che è scritto nel programma per realizzare il quale lei e altri siete stati eletti in questo Parlamento. Ciò nonostante, per ben sei volte voi di Futuro Nazionale avete votato contro la fiducia a questo esecutivo insieme alla collega Schlein, al collega Conte e al collega Renzi. Votare contro la fiducia significa voler mandare a casa il governo. Di grazia, non mi si parli di “vera destra”: fare quello che serve alla sinistra non significa mai difendere l’interesse nazionale. La vera destra non è mai funzionale alla sinistra!».
La controreplica dei vannacciani non si è fatta attendere. Sempre alla Camera, la deputata Laura Ravetto (recente fuoriuscita dalla Lega e passata con Vannacci) ha risposto a muso duro alla leader di Fratelli d’Italia: «Noi non neghiamo la fiducia per fare un favore alla sinistra, ma perché questo esecutivo ha tradito le promesse fatte ai cittadini. È chi tradisce il programma del centrodestra che fa un favore agli avversari, non noi».
Scontro totale con il M5S: «Io qui senza mai indossare ginocchiere»
Archiviata la pratica con la destra dissidente, Meloni ha ingaggiato un violentissimo corpo a corpo verbale con il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo grillino in commissione Esteri, Francesco Silvestri, aveva accusato la premier di totale sottomissione in politica estera nei confronti di Donald Trump e Benjamin Netanyahu: «Lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda».
La frase ha scatenato la furia della premier, che ha risposto alzando i toni e contrattaccando sul piano politico e di genere:
Giorgia Meloni: «Vedo che l’onorevole Boldrini si indigna se un collega si rivolge alla sottoscritta dicendo “signor presidente”. Mi chiedo se il vero punto del rispetto delle donne sia questo o se sia piuttosto ascoltare un collega che mi accusa in Aula di aver indossato delle ginocchiere. Collega Silvestri, quello che voi non riuscite proprio ad accettare è che ci sia una donna arrivata dove è arrivata senza mai indossare ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie. Vi dà un fastidio tremendo che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra, semplicemente perché voi non siete stati capaci di proporla!».
Al termine del durissimo sfogo della premier, la vicepresidente della Camera Anna Ascani, che in quel momento presiedeva l’Aula, ha preso la parola per scusarsi pubblicamente con la premier e con l’emiciclo: «Mi scuso, non ho colto immediatamente il senso offensivo e sessista nelle parole del collega Silvestri. È stata una mia mancanza. Se lo avessi percepito in quel momento, sarei certamente intervenuta per richiamarlo».