Un posizionamento internazionale assertivo, che coniuga la fermezza euroatlantica con il realismo diplomatico. Nelle sue comunicazioni alla Camera dei Deputati in vista del Consiglio Europeo del 18-19 giugno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato la rotta dell’Italia sui principali scacchieri di crisi globale.
Mentre l’ombra dei venti di guerra nel Golfo Persico e lo scontro totale sul bilancio interno della Lega continuano a scuotere i palazzi della politica, la premier ha parlato a Montecitorio blindando il sostegno a Kiev ma invocando una svolta nella governance geopolitica di Bruxelles.
Ucraina: sì al 20° pacchetto di sanzioni, ma serve un mediatore UE
Meloni ha rivendicato i risultati sul campo, ricordando che dal primo gennaio 2026 la Russia non ha incrementato la percentuale di territorio ucraino occupato grazie alla resistenza di Kiev. Tuttavia, la premier ha avvertito che «la fermezza da sola non basta più» e che la determinazione occidentale non deve trasformarsi in “cecità diplomatica”:
Giorgia Meloni: «La nostra linea non cambia: sostenere militarmente l’Ucraina e mantenere la massima pressione economica su Mosca rimangono gli unici modi concreti per costringere il Cremlino ad aprire una seria stagione negoziale. Per questo l’Italia appoggia convintamente il ventesimo pacchetto di sanzioni europee. Ma l’Unione Europea deve fare un salto di qualità: chiediamo di individuare una figura autorevole a cui affidare in modo unitario il mandato per il negoziato con la Russia, superando la proliferazione di formati paralleli che producono solo frammentazione, confusione e debolezza. Con gli Stati Uniti c’è pieno coordinamento, ma non una delega in bianco».
Strappo con Tel Aviv: «Sanzioni al ministro Ben Gvir, parole inaccettabili»
Il passaggio più duro e politicamente rilevante ha riguardato la crisi in Medio Oriente. Meloni ha respinto l’ipotesi caldeggiata da alcune cancellerie europee di sospendere l’Accordo di Associazione UE-Israele, giudicandola una mossa controproducente che isolerebbe la società civile rafforzando gli estremismi. Ha però annunciato una netta azione punitiva nei confronti dei membri radicali dell’esecutivo Netanyahu, con un durissimo affondo contro il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, responsabile di attacchi verbali alla delegazione italiana della Flotilla di aiuti umanitari:
“Non ci siamo mai nascosti di fronte all’illegalità a Gaza”, ha rimarcato la premier, precisando che isolare diplomaticamente lo Stato ebraico non deve diventare un obiettivo.
Iran e Libano: approccio a doppio binario
In merito alla gravissima escalation nel Golfo Persico – che vede Donald Trump barricato nella Situation Room pronto a ordinare raid su larga scala – l’Italia ha delineato una strategia prudente, basata sul realismo della cooperazione marittima:
- Stretto di Ormuz: Meloni ha definito “inaccettabile” ogni ricatto sul libero transito navale. L’Italia è pronta a contribuire agli sforzi internazionali per la sicurezza marittima, ma solo «in un quadro post-conflitto e con finalità esclusivamente difensive».
- Doppio binario con Teheran: Promessa di un alleggerimento graduale delle sanzioni se l’Iran dimostrerà coi fatti la volontà di trattare, affiancata da una stretta economica asfissiante in caso contrario.
- Crisi in Libano: Espressa “grande preoccupazione” per i bombardamenti su Beirut. Definiti “inaccettabili” i raid contro la missione UNIFIL, presidiata dai militari italiani. La premier ha chiesto il disarmo di Hezbollah e il pieno ritiro israeliano dal Libano meridionale.
Energia e Immigrazione: i successi rivendicati dal governo
Sul fronte interno ed economico, la presidente del Consiglio ha portato a casa tre storici risultati strategici:
- National Escape Clause: L’Italia ha ottenuto da Bruxelles l’attivazione della clausola speciale che permetterà di investire 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare gli effetti del caro energia su imprese e famiglie.
- Nucleare e Rinnovabili: Rivendicato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile come soluzione strutturale nel lungo periodo, annunciando il record storico nazionale di produzione elettrica da fonti rinnovabili.
- Modello Albania in Europa: Definito “storico” il nuovo regolamento europeo sui rimpatri approvato a Bruxelles, che di fatto estende la dottrina dei centri di trattenimento extra-UE (sperimentata dall’Italia nei Balcani) a tutti i Paesi dell’Unione.
Infine, Meloni ha sferrato un duro colpo alla tecnocrazia europea, definendo «inaccettabile che un documento informale redatto da funzionari sulla Relazione sullo Stato di diritto possa bloccare l’erogazione dei fondi UE a uno Stato sovrano senza un regolare contraddittorio», e ha annunciato che l’Italia si presenterà al prossimo vertice NATO avendo innalzato le spese per la difesa al 2,8% del PIL (con un balzo dello 0,71% rispetto all’anno scorso).