La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha chiuso il suo quarto vertice G7 a Evian-les-Bains con una conferenza stampa ad ampio raggio che ha toccato i nodi roventi della geopolitica e i dossier più caldi della politica interna italiana. Un bilancio che la premier definisce “altamente soddisfacente”, soprattutto per aver riaffermato l’unità del club dei Grandi di fronte alle crisi in Ucraina e in Medio Oriente.
Ma a tenere banco sono state anche le frizioni a distanza con l’ex generale Roberto Vannacci e il ritrovato feeling con il presidente statunitense Donald Trump.
Il caso Vannacci: «La politica non è aritmetica, si pone fuori da solo»
Sollecitata dai giornalisti sul boom nei sondaggi di Futuro Nazionale (FnV) e sulla possibilità di accogliere la nuova forza politica nell’alleanza di centrodestra, Meloni ha scelto di rispedire la palla al mittente, inaugurando ufficialmente la strategia del “voto utile”:
Giorgia Meloni: «È lo stesso Vannacci a porsi fuori dalla coalizione votando sistematicamente contro il primo governo di destra del Paese e finendo per essere funzionale alla sinistra. E comunque la politica non è aritmetica: al momento parliamo solo di sondaggi. Mettere insieme tre, più quattro, più cinque non è automatico. In politica il “30 più 4” non fa necessariamente 34. A me non interessano queste somme; alle urne conta aver governato bene, ed è su questo lavoro complessivo che chiederò agli italiani di giudicarmi a fine legislatura».
La replica di Roberto Vannacci non si è fatta attendere, arrivando fulminea via agenzie di stampa con toni alquanto provocatori: «Ma a chi sta parlando la premier? Se vuole parlare con me, mi contatti».
Il “disgelo” con Trump: caratteri forti e asse su Hormuz
Uno dei temi chiave del vertice è stato il superamento delle recenti asperità diplomatiche con la Casa Bianca. Le immagini diffuse da Palazzo Chigi hanno mostrato una Meloni sorridente, tra strette di mano e pacche sulle spalle con il tycoon.
La premier ha confermato che il rapporto resta solido e che si è già iniziato a programmare il lavoro dei prossimi mesi, a partire dall’implementazione del complesso accordo tra USA e Iran. L’Italia si è detta pronta a fare la sua parte per una possibile missione internazionale nel cruciale Stretto di Hormuz per proteggere la navigazione mercantile, anche se Meloni ha frenato sulle tempistiche: «È ancora presto per dire quando chiederemo l’autorizzazione al Parlamento».
Un mediatore UE per l’Ucraina (ma non sarà Draghi)
Sul fronte del conflitto russo-ucraino, Meloni ha rilanciato con forza l’istituzione di un “mediatore europeo” per rendere più incisiva la postura diplomatica di Bruxelles. La premier ha però tracciato un identikit molto specifico che esclude categoricamente le grandi figure della politica italiana:
Giorgia Meloni (ai giornalisti): «Lo so bene dove volete andare a parare… Non pensate a Mario Draghi. Il profilo ideale deve essere espresso da un Paese europeo medio-piccolo».
L’indiscrezione sembrerebbe convergere sul nome del presidente finlandese Alexander Stubb, figura considerata di mediazione ma fermissima sul fianco est dell’Unione.
Prima di congedarsi dai cronisti e imbarcarsi per Bruxelles (previo rapido scalo tecnico a Roma), la premier ha concesso spazio anche a un siparietto leggero: «Qui avete fatto notizia per la mia cravatta e le sigarette… ma ho smesso di fumare da un mese e avete completamente bucato la notizia!».