Un “fuoriprogramma” filatelico in Calabria ridisegna la mappa diplomatica dell’Unione Europea. Al momento della foto di gruppo sul lungomare di Tivat, la conferma ufficiale gela i cronisti e i leader europei: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dà forfait al vertice UE-Balcani Occidentali, un appuntamento cruciale per definire le tappe dell’integrazione di paesi strategici come Montenegro e Albania, aree da sempre al centro dell’interesse geopolitico di Roma.
La motivazione formale addotta da Palazzo Chigi parla del protrarsi della missione della premier a Reggio Calabria per il 212° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri e del successivo, imprevisto annullo di un francobollo celebrativo in Prefettura. Tuttavia, nei corridoi diplomatici europei la lettura è ben diversa: il forfait viene interpretato come un segnale di forte irritazione per l’attivismo e le manovre parallele condotte dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Il retroscena: il documento franco-tedesco e l’ombra del vertice di Londra
A scatenare la freddezza di Roma sarebbe stato l’isolamento dell’Italia sui dossier caldi della politica estera europea, mossi sull’asse Parigi-Berlino senza il coinvolgimento del governo italiano:
- L’accelerazione sui Balcani: Giovedì, Francia e Germania hanno presentato un documento congiunto (non-paper) per un’integrazione graduale e accelerata dell’area balcanica, proponendo di concedere lo status di osservatori nelle riunioni UE prima del formale ingresso.
- Il formato “E3” con Zelensky: Macron e Merz, in stretto coordinamento con il premier britannico Keir Starmer, hanno organizzato un vertice ristretto a Londra con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Questo formato a tre va a sostituire il precedente tavolo allargato che a giugno avrebbe dovuto includere anche Varsavia e, soprattutto, Roma.
Se da Palazzo Chigi si invita a non rincorrere “gossip e dietrologie”, l’allontanamento italiano dal fronte dei cosiddetti paesi “Volenterosi” fotografa lo stallo diplomatico e il fastidio per il protagonismo altrui.
La reazione delle opposizioni: ironia e affondi sul ruolo dell’Italia
Il passo indietro di Meloni a Tivat ha scatenato la reazione immediata e durissima dei leader di minoranza, che accusano l’esecutivo di star marginalizzando l’Italia proprio mentre si decidono i futuri equilibri continentali.
Matteo Renzi (Italia Viva): «L’unica assente è l’Italia. Giorgia non è andata, dice che ha fatto tardi con l’aereo a Reggio Calabria. Fa l’offesa con Merz e Macron e mette in atto comportamenti adolescenziali».
Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle): «Ma forse il suo aereo era pilotato da Salvini? Ma è possibile che l’Italia sia caduta così in basso? L’assenza mentre si decide il futuro dell’Unione Europea è inaccettabile».
Partito Democratico: «L’assenza a Tivat è un vero e proprio pugno nello stomaco. Il Paese resta isolato e non veniamo considerati nei tavoli in cui si decide la strategia comune».
Lo stallo diplomatico e le sfide dell’allargamento
Il vertice in Montenegro, presieduto dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e dal presidente montenegrino Jakov Milatović, si è chiuso confermando l’allargamento a Est come priorità strategica della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, utile anche a frenare le influenze straniere nella regione. Resta il nodo politico interno: il ruolo dell’Italia, che per la prima volta sceglie di non sedersi al tavolo dei negoziati fisici, lasciando campo libero alla rinnovata convergenza franco-tedesca.
La risposta di Giorgia Meloni agli attacchi frontali delle opposizioni non si è fatta attendere. Intervistata dal Corriere della Sera, la presidente del Consiglio ha liquidato con durezza il caso diplomatico sollevato attorno alla sua mancata partecipazione al vertice UE-Balcani occidentali di Tivat, in Montenegro, contrattaccando i leader del centrosinistra.
«Le polemiche sul mio presunto isolamento le lascio volentieri a una sinistra disperata», ha scandito la premier, rispedendo al mittente le accuse di Matteo Renzi e Giuseppe Conte e blindando la versione ufficiale della vigilia.
«Nessuna dietrologia, non faccio calcoli alla Nanni Moretti»
La premier ha voluto chiarire in prima persona che dietro il forfait non si nasconde alcuna frizione politica con l’asse franco-tedesco formato da Emmanuel Macron e Friedrich Merz:
Giorgia Meloni: «Sulla scelta di non partire non c’è alcuna dietrologia. I tempi delle celebrazioni si sono semplicemente allungati alla festa dei carabinieri a Reggio Calabria e non mi è sembrato politicamente né logisticamente sensato volare in Montenegro per restare al tavolo al massimo un’ora, vista la chiusura tassativa del summit alle 15:30. Per quanto riguarda chi adombra ragioni politiche nascoste per la mia assenza, ricordo a tutti che quando ho qualcosa da dire, la dico chiaramente. Gli atteggiamenti infantili o alla Nanni Moretti del tipo “mi si nota di più se vengo o se non vengo” li lascio volentieri ad altri».
La leader di Fratelli d’Italia ha poi rivendicato il proprio tasso di presenza ai tavoli internazionali per smontare la tesi del declino diplomatico dell’Italia: «Capita regolarmente a tutti i leader mondiali di non riuscire a partecipare a qualche vertice per motivi di agenda. Ne sono personalmente testimone, essendo statisticamente una delle più presenti ai consessi comunitari, ma sono quasi certa di essere l’unica premier al mondo per la quale si riescano a scatenare polemiche così ridicole».