Le crescenti spese per la difesa e la loro compatibilità con il Patto di Stabilità e Crescita: questo il fulcro dell’incontro tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis. Un faccia a faccia avvenuto a margine della conferenza di Roma sulla ricostruzione dell’Ucraina, occasione sfruttata dal governo italiano per ribadire la necessità di una maggiore flessibilità da parte dell’Unione Europea.
L’Italia, già alle prese con un elevato deficit, cerca di ottenere margini di manovra per finanziare gli impegni in ambito di difesa assunti con gli alleati, senza incorrere in ulteriori penalizzazioni. Un cortocircuito, a detta di Palazzo Chigi, che penalizzerebbe i paesi già sotto procedura per disavanzo rispetto a quelli più virtuosi. Il negoziato si preannuncia in salita, ma il governo Meloni è intenzionato a giocare fino in fondo le proprie carte.
Non solo spese militari. L’incontro tra Meloni e Dombrovskis potrebbe essere stato anche l’occasione per discutere del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), per il quale l’Italia si appresta a chiedere un’ultima revisione, e del documento sulla competitività e il futuro dell’industria automobilistica europea. Su quest’ultimo fronte, la premier Meloni sta lavorando a stretto contatto con il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, sebbene tempi e scadenze rimangano ancora da definire.

Il Commissario Dombrovskis ha parlato di un “ottimo incontro”, sottolineando la discussione su “sviluppi economici, l’importanza di aumentare la competitività e l’aumento della spesa per la difesa”. Da Palazzo Chigi, si è rimarcata “l’interazione tra l’attuazione del patto di stabilità e crescita e le spese per la sicurezza”. Sfumature colte prontamente dalle opposizioni, che non hanno tardato a scatenare la polemica.
Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha denunciato un “autogol clamoroso” da parte del governo, paventando “13 miliardi di tagli l’anno ai danni anche di sanità, scuola, infrastrutture e investimenti” a fronte di una “corsa forsennata al riarmo”. Dello stesso avviso Angelo Bonelli (AVS), che ha accusato il governo di voler trasformare l’economia italiana in un'”economia di guerra”.
Anche dal mondo dell’industria, le reazioni sono state articolate. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, pur non escludendo la possibilità di sforare il Patto di Stabilità per le spese di difesa – riconoscendo l’eccellenza delle aziende italiane nel settore – ha ammonito a non dimenticare le altre industrie. Orsini ha espresso queste considerazioni durante un evento promosso dal Partito Democratico, “Le rotte del futuro”, in cui i dem hanno lanciato la sfida al governo con un piano nazionale per l’industria.
Andrea Orlando (PD) ha evidenziato come la risposta al rischio di de-industrializzazione del continente non possa essere una “politica di riarmo”. Peppe Provenzano, responsabile esteri e UE del PD, ha criticato l’Europa per “risposte parziali o sbagliate” sul “piano di riarmo che favorisce sostanzialmente il riarmo tedesco”, non seguendo un percorso per una “vera difesa europea”. Di parere leggermente diverso l’ex ministro Lorenzo Guerini (PD), che ha ribadito come la “difesa europea sia un’esigenza ineludibile” per una compiuta autonomia strategica del continente.