Dalle ferite della Sicilia profonda alla pianura produttiva lombarda, in un ideale asse geopolitico e sociale che unisce la gestione delle emergenze nazionali alla battaglia ideologica contro Bruxelles. Dopo aver sbloccato in mattinata i 150 milioni di euro per la frana di Niscemi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è atterrata nel pomeriggio a Brescia per raccogliere l’abbraccio degli agricoltori all’assemblea nazionale di Coldiretti.
Davanti alla platea gremita del PalaLeonessa, la premier ha infiammato i delegati rilanciando la sua tradizionale postura dialettica e identitaria contro le derive “ideologiche e burocratiche” dell’Unione Europea, individuando nei regolamenti comunitari il vero freno alla crescita delle imprese italiane.
Lo “schiaffo” agli ambientalisti da salotto e la sovranità alimentare
Il discorso di Brescia ha assunto i toni di una netta contromisura politica alle normative green europee. Meloni ha rivendicato le scelte strategiche del suo esecutivo, attaccando duramente l’impostazione data in passato alla Commissione Europea dai falchi della transizione ecologica:
“L’agricoltura è un settore primario da proteggere. E vaglielo a spiegare ai Timmermans e agli ambientalisti da salotto: non c’è nulla di più distante dalla devastazione ambientale della parola agricoltura. Chi lavora la terra è il primo custode dell’ambiente, non il suo nemico”.
La premier ha poi attaccato l’Unione Europea “dei cavilli e dei burocrati, che pretendono di decidere al posto di chi ha un chiaro mandato democratico per farlo”, contrapponendovi il sogno dei padri fondatori di una “comunità di nazioni libere”. Ricordando un aneddoto del 2022, Meloni ha svelato che l’idea di inserire la dicitura “Sovranità Alimentare” nel nome del ministero dell’Agricoltura nacque proprio durante un colloquio con il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini: “Dopo tre anni e mezzo di governo, quella sovranità resta il pilastro identitario di tutto il nostro lavoro”.

Le richieste a Bruxelles: dazi e reciprocità commerciale
Per evitare il rischio “che l’Europa venga consegnata all’irrilevanza della storia”, la premier ha esortato le istituzioni di Bruxelles a sposare un radicale cambio di passo economico, avanzato su due richieste specifiche care al mondo agricolo italiano:
- Revisione dell’organizzazione doganale: Una riforma profonda del codice di riferimento europeo per bloccare le triangolazioni di merci contraffatte.
- Principio di reciprocità: Controlli doganali stringenti affinché i prodotti extra-UE importati rispettino gli stessi identici standard sanitari, ambientali e lavorativi imposti agli agricoltori italiani. “Senza reciprocità, nessun accordo commerciale può definirsi soddisfacente” ha scandito Meloni tra gli applausi.
Il nodo spese militari: “Serve equilibrio”
In giornate di altissima tensione internazionale – segnate dal disimpegno Usa nella Nato e dal pressing tedesco per aumentare i budget della difesa – Meloni ha voluto inviare un messaggio di prudenza fiscale e stabilità sociale, molto apprezzato dalla platea economica di Coldiretti.
La premier ha voluto fare chiarezza sulla linea dell’esecutivo in merito al riarmo:
“Sulle spese per la difesa io non ho affatto cambiato idea. Tuttavia, occorre un fermo equilibrio tra la necessità geopolitica di difendersi e la nostra capacità interna di rispondere ai bisogni materiali delle imprese e dei cittadini italiani”.
A suggello del patto con il mondo agricolo, Meloni ha ringraziato i lavoratori della terra per la loro “tenacia, ambizione e dedizione solidissima che ha permesso alla nazione di resistere nei momenti economici più difficili”, congedandosi dal PalaLeonessa citando una celebre frase del presidente statunitense Dwight Eisenhower: “L’agricoltura pare una cosa facile quando il tuo aratro è una matita e sei a mille miglia di distanza dal campo di grano”.