La premier: «Non condivido gli attacchi di Merz alla cultura MAGA». Schlein insorge: «Subalternità insostenibile». Roma vola a Washington come osservatore.
AGiorgia Meloni chiude la sua missione in Africa ridisegnando la postura diplomatica dell’Italia tra le due sponde dell’Atlantico. Con una mossa che segna una netta divergenza dal “rigore” tedesco, la presidente del Consiglio ha annunciato il via libera alla partecipazione italiana al Board of Peace per Gaza, l’organismo voluto da Donald Trump per la gestione della crisi in Medio Oriente.
L’Italia sarà presente giovedì 19 febbraio a Washington come Paese osservatore, una formula che la premier definisce «una buona soluzione» per bilanciare la cooperazione internazionale con i vincoli della nostra Costituzione.
A poche ore dalle durissime parole del Cancelliere tedesco Friedrich Merz contro il movimento MAGA, Meloni sceglie la via della diplomazia cauta ma ferma: «Non condivido le sue critiche. Quelle sono valutazioni politiche personali. Credo invece che sia più importante valorizzare ciò che ci unisce piuttosto che ciò che ci divide».
Pur concordando con Merz sulla necessità di una “colonna europea” della NATO e di un’Europa che torni a essere attore geopolitico, la premier rifiuta lo scontro frontale con la Casa Bianca, posizionando l’Italia come il principale “pontiere” tra l’amministrazione Trump e il cuore di Bruxelles.
Le dichiarazioni rimbalzate da Addis Abeba hanno immediatamente incendiato il dibattito parlamentare a Roma. Elly Schlein guida la carica del Partito Democratico parlando di una «subalternità politica ormai insostenibile», accusando Meloni di inseguire le imposizioni americane invece di lottare per l’autonomia europea e gli Eurobond.
Ancor più duri i toni della sinistra e del Movimento 5 Stelle:
- Angelo Bonelli (AVS): «L’Italia è diventata un protettorato politico di Trump».
- Chiara Appendino (M5S): «Inaccettabile partecipare a un’iniziativa che sembra un fondo speculativo sulla pelle dei palestinesi».
- Carlo Calenda (Azione): «Tra MAGA e Merz, Meloni ha scelto la parte sbagliata».
Mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani conferma i preparativi per la trasferta A Washington del 19 febbraio, resta da sciogliere il nodo sul livello della rappresentanza italiana. Al tavolo di Washington siederà anche la Commissione Europea, rappresentata dalla commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica, a testimonianza di come, nonostante le frizioni, il dialogo tra UE e USA sulla scacchiera mediorientale resti obbligato.
Per Meloni, la sfida è ora dimostrare che l’adesione al piano Trump non sia una rinuncia alla sovranità, ma una strategia per contare di più nelle decisioni che cambieranno il volto del Medio Oriente.