Giorgia Meloni torna in televisione e, nei “10 minuti” condotti da Nicola Porro su Rete 4, rompe l’ultimo grande argine della narrazione politica della destra di governo, puntando esplicitamente al Colle più alto. In piena modalità campagna elettorale, la Premier rivendica la legittimità della propria area politica di esprimere, in futuro, il Capo dello Stato, archiviando decenni di egemonia culturale del centrosinistra.
La posta in gioco per le prossime elezioni politiche (che la stessa Meloni accarezza l’idea di anticipare alla primavera del 2027) va dunque ben oltre la riconferma a Palazzo Chigi: l’obiettivo di lungo termine è l’elezione del successore di Sergio Mattarella nel 2029.
La scalata al Colle: «Chi non è di sinistra non è figlio di un dio minore»
“Certo, dipenderà dagli italiani”, esordisce la Premier, ma se la maggioranza di centrodestra dovesse fare il bis alle prossime elezioni, l’obiettivo è chiaro:
Giorgia Meloni: «Si potrebbe superare questo altro grande tabù di un Presidente della Repubblica non di centrosinistra. Sarebbe una notizia terribile per un certo establishment, ma affermerebbe una cosa banalissima: che chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore e ha gli stessi identici diritti. La destra può esprimere ottimamente il Capo dello Stato».
La reazione delle opposizioni non si è fatta attendere. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha subito attaccato sui social: «Meloni finalmente scopre le carte: vuole il Quirinale per sé o per un suo fedelissimo».
La Premier ha però blindato anche la discussione sullo Stabilicum (la nuova legge elettorale), respingendo le accuse di ostruzionismo: «La riforma non favorisce noi, favorisce i cittadini. Chi la osteggia è chi non ha mai vinto le elezioni e vuole continuare a governare con i giochi di palazzo. Se provi a fare una legge elettorale per cucirti addosso la situazione migliore, perdi automaticamente».
La chiusura totale a Vannacci: «Lavora per distruggere»
Se fino a qualche settimana fa la linea di Palazzo Chigi verso il generale Roberto Vannacci e il suo movimento Futuro Nazionale era improntata al distacco («Non me ne occupo»), l’intervista segna la chiusura totale e definitiva a ogni asse politico. Meloni lo ha ufficialmente equiparato a un leader dell’opposizione.
Meloni ha persino smontato uno dei cavalli di battaglia del Generale, la “remigrazione”: «Per me non è altro che il rimpatrio volontario assistito, una procedura che come governo già finanziamo e facciamo regolarmente. Il vero problema semmai è con chi non se ne vuole andare».
Tensioni USA e il caso Commissione Covid: Bignami si dimette
Sul fronte internazionale, dopo le tensioni nate dalle parole del segretario generale della NATO Mark Rutte sulle basi italiane e la guerra contro l’Iran, Meloni rivendica l’autonomia italiana pur confermando l’atlantismo: «Non ero inginocchiata ieri, non sono antiamericana oggi. L’Occidente unito è più forte, e l’Italia lo è al suo interno». Ha poi confermato di aver ricucito lo strappo con Emmanuel Macron («Rapporto franco, non abbiamo mai litigato»).
La serata ha registrato un terremoto politico sul fronte interno per via della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami si è dimesso da coordinatore della commissione a causa delle fortissime polemiche e delle liti interne sulla gestione dei lavori.
Non si fa attendere la replica del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, chiamato in causa per la gestione della prima ondata della pandemia: «Sì all’audizione in Commissione, non ho paura di rispondere agli italiani, ma sia chiaro che non lascio e non faccio un passo indietro di fronte alle strumentalizzazioni politiche».