Lo scontro tra il governo Meloni e la magistratura ha raggiunto un nuovo picco di tensione durante la conferenza stampa di inizio anno del 9 gennaio 2026. Al centro della disputa c’è l’imminente referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo 2026, che prevede la separazione delle carriere e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare.
Durante le tre ore di conferenza, la premier Giorgia Meloni ha usato parole durissime contro quella parte della magistratura che, a suo dire, ostacolerebbe le politiche di sicurezza del governo.
- Il caso dell’Imam: Meloni ha citato l’esempio di un imam di Torino la cui espulsione, disposta per motivi di sicurezza, è stata bloccata da un giudice. “Spesso le toghe rendono vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento”, ha affermato.
- Referendum e stazioni: La premier ha poi puntato il dito contro la campagna per il “No” al referendum portata avanti dall’ANM con manifesti nelle stazioni ferroviarie, accusando il sindacato delle toghe di diffondere “menzogne” e di delegittimarsi da solo facendo propaganda politica in luoghi pubblici.
La risposta dell’Associazione Nazionale Magistrati non si è fatta attendere. In una nota ufficiale, la Giunta esecutiva ha definito “pericolosa per la tenuta dello Stato di diritto” la costante delegittimazione del loro operato da parte della presidenza del Consiglio.
- Applicazione della legge: “I magistrati non fanno politica, applicano la Costituzione e le leggi”, hanno ribadito le toghe, respingendo l’accusa di voler governare o di sabotare l’esecutivo.
- Le carenze del sistema: L’ANM ha poi ribaltato le accuse di inefficienza sul governo, chiedendo risposte concrete sui tagli in legge di Bilancio, sulla carenza di personale amministrativo e sui problemi cronici dell’informatica e dell’edilizia giudiziaria.
La premier ha confermato che la data più probabile per la consultazione popolare è quella del 22 e 23 marzo 2026.
Meloni ha chiarito che, anche in caso di vittoria del “No”, non rassegnerà le dimissioni: “Non è un referendum su di me, ma su una riforma storica che i cittadini chiedono da anni”. Trattandosi di un referendum confermativo su una legge costituzionale che non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi in Parlamento, non sarà necessario il raggiungimento del quorum (50%+1 degli aventi diritto): vincerà semplicemente chi otterrà più voti.
Elly Schlein (PD) e Giuseppe Conte (M5S) hanno espresso pieno sostegno all’ANM, accusando Meloni di voler “controllare la magistratura per avere le mani libere” e invitando i cittadini a votare No per difendere l’autonomia del potere giudiziario.