Giorgia Meloni celebra i mille giorni alla guida del governo, un traguardo che la premier commenta con un laconico “Mi sembrano di più'”. Un periodo intenso, segnato da sfide interne e internazionali, che proietta l’esecutivo verso un nuovo record di longevità.
L’attuale governo è infatti a soli 24 giorni dal superare l’esecutivo di Matteo Renzi per durata, posizionandosi così al quarto posto nella classifica dei governi più longevi della Repubblica. Davanti restano solo i governi Berlusconi I (1.412 giorni), Berlusconi IV (1.287) e Craxi I (1.093).
Il cammino di Meloni a Palazzo Chigi è costellato di “lanci con il paracadute”, come lei stessa li definisce, riferendosi a “decisioni delicate” su cui “non sono ammessi errori” per non gravare sugli italiani. Tra le urgenze più imminenti, la questione dei dazi doganali minacciati da Washington. Il primo agosto scatteranno tariffe del 30% senza un’intesa tra USA e Bruxelles, un banco di prova per il ruolo di Meloni tra il “Make West Great Again” e le accuse di subalternità a Trump mosse dalle opposizioni.
Le prossime sfide delineate dalla premier toccano settori chiave come Sanità, Sicurezza, Fisco, Lavoro e Made in Italy. “So che va fatto di più'”, ammette Meloni, ma non senza rivendicare un dato che la riempie di orgoglio: “In media, in ognuno di questi mille giorni, sono stati creati più di mille posti di lavoro nuovi e a tempo indeterminato, per un totale di più di un milione di nuovi posti di lavoro”.
Sul fronte delle riforme, tre i pilastri su cui il governo sta lavorando: il premierato, l’Autonomia differenziata (con la necessità di definire i LEP) e la separazione delle carriere nella magistratura, il cui testo è atteso la prossima settimana per il voto al Senato.
Il traguardo dei mille giorni, però, si trasforma anche in una contesa politica. Matteo Renzi, con cui Meloni è vicina al “sorpasso” in termini di longevità, attacca: “Penso che l’incantesimo si stia esaurendo e che sempre più persone diano un giudizio negativo su questi anni”.
Intanto, il percorso del centrodestra prosegue, caricandosi delle attese per il test amministrativo delle Regionali, dossier ancora “in progress” tra frizioni interne alla coalizione su temi come il terzo mandato, la cittadinanza e i rapporti con Bruxelles.
I mille giorni di governo sono stati anche un periodo di confronto polarizzato con le opposizioni. Pochi gli spiragli, come la telefonata Meloni-Schlein dopo i raid americani contro Teheran. Per il resto, da casi come Almasri a Paragon, lo schema è quello delle opposizioni che criticano Palazzo Chigi e la maggioranza che fa quadrato in difesa.
In politica estera, la linea è chiara: pieno appoggio all’Ucraina e nessun tentennamento nel sostegno alla linea euroatlantica. Meloni si è distinta per un asse trasversale con Ursula von der Leyen su temi strategici come la dimensione esterna dell’immigrazione clandestina, nonostante Fratelli d’Italia non faccia parte della sua maggioranza. Ed è proprio sul decreto Albania che si rinnova il braccio di ferro non solo con le opposizioni, ma anche con parte della magistratura.
Guardando oltre i confini, Meloni, unico capo di governo europeo a partecipare all’insediamento del Presidente americano, rivendica il ruolo di “pontiera” tra Bruxelles e Washington, come dimostrato dal faccia a faccia con il tycoon al G7 in Canada.
Sul piano economico, il governo Meloni ha sempre evidenziato prudenza e oculata gestione dei conti pubblici. “I titoli di Stato italiani vengono considerati più sicuri di quelli tedeschi”, rileva la premier, commentando lo spread sotto i 100 punti base.
Tra i recenti provvedimenti rivendicati con forza c’è il decreto Sicurezza, che introduce 14 nuovi reati (tra cui il blocco stradale) e 9 aggravanti, con una stretta sulle occupazioni abusive, misure antiterrorismo e un giro di vite sulle rivolte in carcere. Approvato definitivamente il 4 giugno tra le proteste del centrosinistra e i festeggiamenti di Fratelli d’Italia, il decreto porta con sé il messaggio: “Lo Stato torna forte”.
Nonostante la soddisfazione per i mille giorni di governo, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si schernisce, e dal palco del congresso della Cisl dice: “Siccome sono una persona rigida, vedo soprattutto quello che c’è ancora da fare”. Eppure, c’è un dato che la riempie di orgoglio e la spinge a guardare avanti con fiducia: il “primato” di un milione di nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato creati durante i suoi quasi tre anni a Palazzo Chigi. Un risultato che evoca lo storico “contratto con gli italiani” firmato da Silvio Berlusconi nel 2001.
“Sono portata a vedere più quello che non è stato fatto e quello che non va”, ha ammesso Meloni parlando per circa 30 minuti a braccio, “ma vi dirò qual è il dato che da presidente del Consiglio mi rende più orgogliosa di questi quasi tre anni di governo: in media, in ognuno di questi mille giorni, sono stati creati più di mille posti di lavoro nuovi e a tempo indeterminato, per un totale di più di un milione di nuovi posti di lavoro”.
La leader di Fratelli d’Italia ha ribadito le sue preoccupazioni per l’attuale momento storico, segnato dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente. “Stiamo attraversando un periodo complesso, segnato da tensioni geopolitiche, da tensioni commerciali, che rendono il contesto internazionale molto instabile, con conseguenze inevitabili sull’economia reale, sulla tenuta dei livelli occupazionali e sulla produzione”, ha sottolineato.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema dei dazi, con Meloni che ha ribadito la necessità di “scongiurare una guerra commerciale con gli Stati Uniti”, che “non avrebbe alcun senso e impatterebbe soprattutto sui lavoratori”. “Tutti i nostri sforzi – ha garantito – sono rivolti” a evitare strappi e rotture, “sempre e chiaramente in collaborazione con gli altri leader, con la Commissione europea che ha la competenza sul dossier”.
Nonostante le difficoltà, Meloni si è mostrata ottimista, citando Eleonor Roosevelt e invitando gli italiani a “gettare il cuore oltre l’ostacolo” per “tornare a sognare e realizzare i propri sogni”. Il Paese, ha concluso la premier, ha “tutte le carte in regola per non dover inseguire nessuno, ma semmai per correre e farsi inseguire dagli altri”.
“Sempre pronti al confronto”, ma con un fermo rifiuto della “logica massimalista e antagonista per principio”, perché questa “nuoce alle persone, ai lavoratori, alle democrazie”. È questo il monito lanciato da Giorgia Meloni, che insiste sulla necessità per l’Italia di “tornare a credere in se stessa”.
In serata, il sito del governo ha pubblicato un documento in formato slide che riassume i “numeri più significativi” dei mille giorni di governo Meloni. Tra i dati salienti, spicca il calo dello spread, diminuito di 147 punti base: dai 236 del giorno dell’insediamento dell’esecutivo agli 89 registrati ieri, il “livello più basso degli ultimi 15 anni”.
Il governo ha inoltre evidenziato il calo del rapporto deficit/PIL, sceso al 3,4% nel 2024, con una previsione di +3,3% nel 2025, rispetto all’8,1% del 2022. Non meno rilevante la crescita della Borsa, con il FTSE MIB che “ha raggiunto i 40mila punti, rispetto ai 21.567 dell’insediamento”, segnando un aumento dell'”85 per cento”.