Una proposta dirompente destinata a ridisegnare l’architettura di sicurezza del Vecchio Continente. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha inviato una lettera ufficiale alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio Europeo António Costa, avanzando un piano per concedere all’Ucraina lo status inedito di “membro associato” dell’Unione Europea.
La mossa di Berlino punta a superare l’attuale stallo diplomatico legato ai lunghi tempi burocratici dell’allargamento. “Non saremo in grado di completare il processo di adesione nel prossimo futuro, visti gli ostacoli e le complessità politiche” ammette con realismo Merz nella missiva, svelata dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Da qui l’idea di un percorso intermedio: un “passo decisivo” per agganciare subito Kiev al blocco europeo.
Lo scudo europeo: l’estensione dell’Articolo 42.7 del Trattato UE
Il cuore politico della proposta di Merz risiede nel capitolo della sicurezza. Il Cancelliere propone che i Paesi membri si impegnino politicamente a estendere all’Ucraina l’obbligo di difesa reciproca previsto dall’Articolo 42, paragrafo 7 del Trattato sull’Unione Europea.
Articolo 42.7 TUE (Clausola di difesa reciproca): Se un qualunque Stato membro subisce un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso.
L’estensione della clausola rappresenterebbe una “sostanziale garanzia di sicurezza” per l’Ucraina contro l’aggressione russa. Merz ha sottolineato un enorme vantaggio tecnico: questa operazione è realizzabile senza modificare i trattati europei (procedimento che richiederebbe anni e referendum nazionali), ma necessita unicamente di un “fermo accordo politico” unanime tra le cancellerie. La Frankfurter Allgemeine Zeitung fa notare, tuttavia, un nodo da sciogliere: a differenza della NATO, nell’UE non esistono procedure operative consolidate per questa clausola e non è del tutto regolamentato se e come scatterebbero le misure puramente militari.
Clausola di revoca sullo Stato di Diritto e le frenate di Bruxelles
L’ingresso dell’Ucraina come membro associato non sarebbe comunque un assegno in bianco. Il capo del governo tedesco ha inserito una rigida clausola di salvaguardia: lo status speciale verrebbe immediatamente revocato qualora Kiev registrasse un arretramento sui valori democratici fondamentali dell’Unione, in particolare nel campo dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione.
L’iniziativa tedesca prova a forzare la mano a una Bruxelles visibilmente prudente:
- Le promesse di Kiev: All’inizio dell’anno, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva espresso l’auspicio di vedere l’Ucraina pienamente integrata nell’UE entro il 2027.
- La prudenza dei tecnici: I funzionari europei continuano a frenare, evidenziando profonde lacune legislative e la necessità di riforme strutturali ed economiche prima del grande passo.
- La linea Kallas: L’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, è stata categorica sul tema, dichiarando che gli Stati membri non sono affatto pronti a fissare una tempistica rigida per l’adesione a pieno titolo di Kiev.
Il piano tedesco punta proprio a superare questo scontro tra le ambizioni di Kiev e i timori dei partner europei. L’obiettivo di Merz è raggiungere un accordo politico di massima in seno al prossimo Consiglio Europeo, per poi istituire un gruppo di lavoro tecnico incaricato di definire i dettagli operativi e legali dello status di membro associato.