“In questi giorni da destra mi hanno descritto come il cattolico terzomondista che si oppone alla linea di quelli ‘legge e ordine’. Io sono impegnato per stroncare il traffico odioso dei clandestini, in questa nostra guerra contro gli scafisti. Ma se c’e’ una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato a usarla per salvare vite umane”. Cosi’ il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, nell’intervista a Repubblica i cui contenuti erano gia’ apparsi nell’edizione online del quotidiano romano nella notte, e riportati dall’Ansa.
Delrio spiega di non essere contrario al codice di condotta delle Ong. “Quel testo nasce da un’iniziativa del ministero dei Trasporti, su richiesta delle organizzazioni. Poi il ministero dell’Interno ha aggiunto elementi ulteriori sulla sicurezza”, ricorda. Su Minniti, “per quanto mi riguarda, non ho punti di contrasto con lui. L’interlocuzione e’ continua, ma in queste ore non ci siamo incrociati”. “Stiamo parlando di soccorso in mare – regolamentato dalle leggi internazionali – non di controllo dei flussi o delle politiche di integrazione. Questo soccorso non e’ derogabile, ne’ discrezionale”, sottolinea Delrio.
“Io ho dato disposizioni alla Guardia costiera di usare principalmente le Ong che mostrano un atteggiamento collaborativo. Ma certo non posso violare una regola di diritto internazionale, o la nostra Costituzione. Prima di tutto il resto, e’ una questione – come dire – di gerarchia delle fonti. O qualcuno pensa che si possa vietare il trasbordo a una nave con migranti, magari lasciandola fuori dai porti a vagare nel Mediterraneo per quindici giorni?”. Le Ong “devono collaborare in tutto e per tutto”, dichiara Delrio. “Capisco il loro punto di vista, quando dicono: ‘Io faccio l’Ong, non lo Stato’. Ma io sono lo Stato e voglio stroncare il traffico vergognoso di esseri umani. Siamo in guerra contro gli scafisti. Una guerra vera – conclude – non nei dibattiti tv”.