GIORGIA MELONI
Giorgia Meloni interviene con forza sui dossier caldi della politica interna e internazionale: la gestione dei flussi migratori e i rapporti con la presidenza statunitense. Da una parte, la replica sui social network alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein per respingere le accuse di fallimento; dall’altra, un’ampia intervista concessa al New York Times in cui la presidente del Consiglio traccia un bilancio sulle dinamiche con Donald Trump, ribadisce la propria linea identitaria e rivendica una «rivoluzione dell’orgoglio» per l’Italia sullo scacchiere geopolitico.
Lo scontro sui migranti: «Nessun boomerang, respinte 80 mila richieste di riammissione»
In risposta alle critiche del Nazareno, che avevano parlato di un «effetto boomerang» nelle politiche migratorie dell’esecutivo, Meloni ha rivendicato i risultati ottenuti in sede europea e sul piano della gestione dei cosiddetti “dublinanti”:
- La distinzione tra Schengen e Patto UE: La premier ha invitato le opposizioni a non fare propaganda, evidenziando che il trattato di Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono materie distinte. Per l’Italia, il nuovo Patto segna una svolta tutelando maggiormente i Paesi di primo ingresso e facilitando i rimpatri accelerati attraverso il potenziamento del principio di «Paese terzo sicuro».
- Il blocco delle richieste dai partner UE: Dal 2023 a oggi l’Italia ha respinto circa 80.000 richieste di presa in carico e trasferimento avanzate da altri Stati membri. «Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra? Probabilmente le avrebbe accolte, aggravando la pressione sul sistema nazionale di accoglienza», ha rimarcato la presidente del Consiglio.
- Le priorità strategiche: L’obiettivo centrale rimane il blocco dell’immigrazione irregolare di massa tramite la cooperazione con i Paesi di transito e di origine, il contrasto ai trafficanti di esseri umani e il presidio delle frontiere esterne europee, superando la logica della semplice redistribuzione interna.
A sostegno della linea governativa è intervenuto anche Stefano Maullu (FdI), replicando al responsabile immigrazione dem Pierfrancesco Majorino: Maullu ha ricordato che dal 1° gennaio al 15 agosto gli sbarchi sono calati del 55% rispetto al 2025 e che l’Italia ha fatto da capofila con la Danimarca raccogliendo l’adesione di 22 nazioni per una gestione comune della crisi di Ceuta.
L’intervista al New York Times: i nodi con Washington e l’identità nazionale
Nel colloquio con la testata statunitense, Meloni ha affrontato temi chiave del proprio mandato politico e internazionale:
- I rapporti con Donald Trump: «È evidente che con Donald Trump pensavo che le cose sarebbero state più facili, date le nostre convergenze sull’immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente», ha dichiarato la premier. Meloni ha comunque sottolineato il valore primario dell’unità dell’Occidente, precisando che la linea strategica del Paese non viene decisa sulla base di relazioni personali e rinviando a dopo la pausa estiva eventuali nuovi contatti con la Casa Bianca («Vedremo»).
- La «rivoluzione dell’orgoglio» e la sovranità: La leader di Fratelli d’Italia ha respinto l’immagine di una nazione subordinata: «Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, che si considera inferiore alle altre. L’obiettivo è realizzare una rivoluzione dell’orgoglio». La premier ha ripercorso il proprio percorso biografico e politico come una sfida continua ai limiti imposti dagli altri: «Sono cresciuta con l’idea di non valere nulla e mi sono impegnata per dimostrare il contrario: un ‘no’ è una delle cose che più mi mobilita».
- Parità di genere e femminismo: Sul tema dell’uso del titolo istituzionale (“il presidente”), Meloni ha criticato l’approccio delle quote e del formalismo linguistico: «Ciò che mi interessa è essere libera di diventare presidente del Consiglio. Questa è uguaglianza e parità, non essere chiamata ‘la presidente’. Le femministe hanno combattuto le battaglie sbagliate». Sul successo del discorso «Sono Giorgia, sono una donna, una madre, italiana e cristiana», ha concluso spiegando di aver dato voce «a milioni di persone che percepiscono una minaccia alla propria identità più autentica».
- Il giudizio storico: Rispondendo a una domanda sull’eredità del fascismo, ha dichiarato che la percezione degli eventi storici vissuti nel loro tempo è differente rispetto a un’analisi a posteriori («Conosco i nomi e la storia di tutti i giovani sacrificati sull’altare dell’antifascismo»), ricordando poi la figura di Giorgio Almirante per l’insegnamento di «combattere la propria battaglia con dignità anche partendo da posizioni marginali».