Si allarga ulteriormente la schiera delle cancellerie europee intenzionate a far valere le regole del nuovo Patto UE su migrazione e asilo (Geas) per rinviare nella Penisola i richiedenti asilo sbarcati o transitati sul territorio nazionale. Con i passi ufficiali di Paesi Bassi e Irlanda, sale a sette il numero degli Stati – insieme a Germania, Austria, Svizzera, Svezia e Finlandia – pronti a riattivare i trasferimenti verso l’Italia. Nel frattempo, sul fronte comunitario emergono strategie e posizioni eterogenee, tra la spinta di Berlino per i centri di rimpatrio in Paesi terzi, l’approccio solidale di Madrid e il netto rifiuto di Budapest.
L’intesa con L’Aia e l’avvio delle procedure
A confermare l’apertura del canale con Roma è stata Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, spiegando che «sono in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare i trasferimenti in conformità con le norme del Patto entrate in vigore il 12 giugno».
In base alle intese bilaterali definite a inizio giugno tra il Viminale e il governo olandese, le operazioni ripartiranno “da zero”, applicandosi unicamente alle persone giunte nei Paesi Bassi dopo il 12 giugno.
Il piano di Berlino: asse a cinque per gli «hub di rimpatrio»
Sul dossier tedesco, il ministero dell’Interno di Berlino ha confermato una «stretta cooperazione e fiducia» con Roma nell’attuazione del Sistema europeo comune di asilo, pur mantenendo riserbo sui singoli casi operativi dopo il recente caso pilota relativo a tre migranti.
Parallelamente, la Germania sta guidando un gruppo di Paesi – composto anche da Austria, Danimarca, Olanda e Grecia – al lavoro su soluzioni esterne ai confini comunitari: sono stati avviati colloqui esplorativi con potenziali partner internazionali per realizzare appositi «hub di rimpatrio» in Paesi terzi dove trasferire i richiedenti asilo privi dei requisiti di protezione.
Le reazioni in Europa: Spagna e Ungheria su fronti opposti
Il quadro europeo evidenzia profonde divergenze di fondo sull’applicazione del Patto:
- Spagna: Madrid ha scelto di privilegiare l’attivazione dei meccanismi generali di solidarietà europea rispetto a iniziative e restrizioni bilaterali isolate, evitando al momento l’avvio di procedure analoghe per i ‘dublinanti’.
- Ungheria: Il ministero dell’Interno di Budapest ha ribadito la linea della «tolleranza zero», confermando il rigetto del ricollocamento obbligatorio, del sistema delle quote e del contributo finanziario compensativo. «Sì alla protezione comune delle frontiere esterne e alla lotta ai trafficanti, ma no categorico all’insediamento di migranti illegali a seguito delle decisioni di altri Stati», ha fatto sapere l’esecutivo magiaro.