L’Italia riabbraccia il sogno olimpico vent’anni dopo Torino 2006 con una cerimonia d’apertura che ha fuso genio visionario, grande musica e un pizzico di autoironia istituzionale. Davanti ai 67mila di San Siro – record assoluto per un’edizione invernale – e a oltre due miliardi di telespettatori, i XXV Giochi di Milano-Cortina hanno preso ufficialmente il via sotto il segno dell’Armonia.


Il momento più iconico della serata, curata dal “guru” delle grandi cerimonie Marco Balich, ha visto protagonista il Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella è apparso sugli schermi in un video-cameo mentre raggiungeva lo stadio a bordo dello storico tram giallo numero 26 (omaggio all’anno olimpico), mimetizzato tra passeggeri comuni e orchestrali della Scala. Alla guida del mezzo, in un’inedita veste da tranviere, il “Dottore” Valentino Rossi.


L’ingresso del Capo dello Stato in tribuna è stato accolto da un boato, seguito dall’Inno di Mameli interpretato da Laura Pausini e dalla recitazione de L’Infinito di Leopardi affidata a Pierfrancesco Favino.



Il cuore della serata è stata la parata dei 93 Paesi partecipanti. La delegazione azzurra, guidata dai portabandiera Arianna Fontana e Federico Pellegrino, è entrata per ultima scatenando l’entusiasmo dei vertici del governo, con una Giorgia Meloni visibilmente sorridente in tribuna d’onore.
Il clima internazionale si è fatto sentire durante il passaggio delle delegazioni:
- Applausi scroscianti per l’Ucraina, simbolo di una tregua olimpica invocata più volte durante i discorsi ufficiali.
- Tensioni: Qualche fischio ha accompagnato l’ingresso di Israele. Anche il Vicepresidente USA, JD Vance, presente in tribuna, è stato bersagliato da contestazioni sonore da parte di alcuni settori del pubblico.


Non sono mancate le polemiche, nate soprattutto sui social, per l’esibizione di Ghali. Il rapper milanese ha recitato i versi di Promemoria di Gianni Rodari come appello alla pace, ma i telespettatori hanno lamentato la mancata presentazione dell’artista da parte dei cronisti tv, interpretata da molti come un tentativo di declassare la sua performance dopo le frizioni dei giorni scorsi sull’Inno d’Italia.



Lo show ha celebrato l’eccellenza italiana a 360 gradi: dalla moda di Armani alla bellezza delle sculture di Canova (con il palco trasformato in un museo vivente), passando per i tributi a Raffaella Carrà e l’inedita interpretazione di Nel blu dipinto di blu firmata da Mariah Carey.



Il gran finale ha visto la fiamma olimpica viaggiare tra le leggende dello sport: da Franco Baresi e Beppe Bergomi fino a Paola Egonu. L’atto conclusivo è stato un ponte ideale tra le due sedi dei Giochi: a Milano, Deborah Compagnoni e Alberto Tomba hanno acceso il braciere sulle note di Nessun Dorma cantata da Andrea Bocelli, mentre a Cortina d’Ampezzo è stata Sofia Goggia, ricevendo la fiaccola da Gustav Thoeni, a far risplendere la luce olimpica in Piazza Dibona.
«La bellezza dell’Italia è patrimonio di tutti», ha dichiarato il presidente del Coni Giovanni Malagò, dando il via a sedici giorni di competizioni che promettono di essere, come auspicato dalla presidente CIO Kirsty Coventry, «spettacolari».