La crisi di Minneapolis costringe la Casa Bianca a una brusca sterzata tattica. Mentre la città resta l’epicentro di scontri violentissimi dopo l’uccisione di Renee Good e Alex Pretti, l’amministrazione Trump prova a disinnescare la rabbia dell’opinione pubblica con una concessione storica sul piano della trasparenza, pur mantenendo intatta la retorica del “pugno di ferro”.
Con un annuncio che segna un netto cambio di rotta, la Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem ha disposto l’obbligo immediato di bodycam per tutti gli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) operativi sul campo. La misura, da tempo richiesta dai Democratici come condizione per rifinanziare il dipartimento, mira a documentare ogni interazione tra agenti e civili in modo “inoppugnabile”.
Dal suo ufficio, Donald Trump ha avallato la mossa, pur con il consueto stile transazionale: “Le bodycam sono un vantaggio per le forze dell’ordine nell’80% dei casi, perché la gente non può mentire su ciò che sta accadendo realmente.”
Ma il Presidente non ha deposto le armi della polemica. Parallelamente all’annuncio sulla trasparenza, ha lanciato un nuovo siluro contro le istituzioni accademiche, annunciando l’intenzione di chiedere un risarcimento danni da un miliardo di dollari all’Università di Harvard, rea, secondo il tycoon, di aver alimentato il clima di ostilità contro l’amministrazione.
Gli osservatori internazionali e le testate americane (come il New York Times) leggono in questa schizofrenia comunicativa una strategia precisa:
- Contenimento Legale: Le bodycam servono a proteggere gli agenti dalle crescenti accuse di brutalità e a garantire che l’operazione “Metro Surge” non venga bloccata dai giudici.
- Il “Bluff” delle Blue Cities: Trump ha ordinato al DHS di non intervenire nelle città guidate dai Democratici senza esplicita richiesta dei sindaci. L’accusa è che stia lasciando degenerare il caos nelle roccaforti liberal per presentarsi alle prossime elezioni come l’unico restauratore dell’ordine.
- Proteste fredde: Le associazioni per i diritti civili a Minneapolis hanno accolto la novità con scetticismo: “Le telecamere non servono se i filmati restano sotto il controllo dei federali”.
Mentre Kristi Noem cercava di rassicurare sulla forza della democrazia, Trump su Truth ha continuato a definire i manifestanti “anarchici e agitatori professionisti che odiano il Paese”, confermando che la concessione tecnica delle bodycam non cambierà l’approccio ideologico alla questione migratoria.