La fragile tregua in Medio Oriente rischia di frantumarsi definitivamente. Un attacco missilistico iraniano ha preso di mira la base aerea statunitense di Ali Al Salem, in Kuwait, provocando il ferimento di cinque cittadini americani. L’escalation militare giunge nel momento più drammatico della diplomazia: il presidente USA Donald Trump ha preso altro tempo, congelando l’attesissimo accordo sul cessate il fuoco e rifiutandosi di cedere sulle sue intransigenti “linee rosse”.
Nel frattempo, la tensione globale si propaga anche sul fronte europeo: a 24 ore dal grave incidente del drone russo esploso in Romania, Mosca ha aperto un nuovo scontro mediatico accusando l’Ucraina di aver attaccato la centrale nucleare di Zaporizhzhia.
L’attacco in Kuwait: intercettato missile Fateh-110, feriti 5 americani
Secondo le ricostruzioni fornite da Bloomberg, le difese aeree del Kuwait hanno intercettato un missile balistico a corto raggio Fateh-110 lanciato dalle forze iraniane. Nonostante l’abbattimento, la pioggia di pesanti detriti metallici è precipitata sulla base militare di Ali Al Salem:
- Il bilancio: Cinque cittadini statunitensi, tra cui personale in servizio attivo e contractor, sono rimasti lievemente feriti.
- I danni materiali: I frammenti del missile hanno centrato e distrutto due droni d’attacco americani MQ-9 Reaper.
I Pasdaran hanno rivendicato l’azione definendola una rappresaglia necessaria dopo che, nella notte tra mercoledì e giovedì, le forze statunitensi avevano bombardato una struttura militare iraniana a Bandar Assad. La tensione resta altissima anche nello Stretto di Hormuz: la Marina USA ha intercettato e bloccato una nave mercantile che tentava di forzare il blocco navale dei porti iraniani, mentre Teheran ha avvertito che qualsiasi interferenza militare nel canale sarà colpita senza esitazione.
Lo stallo diplomatico: Trump non firma, il Pentagono minaccia la guerra
Le speranze di una rapida estensione del cessate il fuoco (in vigore dall’8 aprile) sono evaporate dopo un vertice di due ore nella Situation Room della Casa Bianca. Trump, che aveva annunciato una “decisione definitiva”, ha scelto la linea della fermezza. Fonti dell’amministrazione citate dal New York Times e dalla CNN confermano che il presidente «accetterà solo un accordo che soddisfi tutte le sue linee rosse»:
- Stop definitivo al programma nucleare dell’Iran e consegna di tutte le scorte di uranio arricchito.
- Riapertura immediata e senza pedaggi dello Stretto di Hormuz.
- Mantenimento del blocco navale fino alla firma definitiva.
A Singapore, durante lo Shangri-La Dialogue, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha lanciato un chiaro avvertimento militare a Teheran: «Il presidente è paziente, ma gli Stati Uniti dispongono di arsenali più che sufficienti e sono più che capaci di riprendere la guerra con l’Iran».
Dall’altro lato, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha provato a tenere aperto uno spiraglio: «Siamo pronti a raggiungere un quadro onorevole e dignitoso per la pace. L’Iran ha dimostrato la sua onestà, ora tocca a Washington rispettare gli obblighi con i fatti». Di tutt’altro avviso Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, che ha accusato apertamente Trump di «tradire la diplomazia» a causa del continuo blocco navale.
Il fronte ucraino: Mosca accusa Kiev di raid sulla centrale di Zaporizhzhia
Mentre il Pentagono monitora il Golfo, l’Europa resta in stato di massima allerta. Il giorno successivo allo schianto del drone russo sul condominio di Galați (in Romania), la Federazione Russa ha attivato una forte controffensiva propagandistica per sviare l’attenzione internazionale.
Il Cremlino ha accusato formalmente le forze ucraine di aver condotto un attacco mirato con droni contro la centrale nucleare di Zaporizhzhia (sotto il controllo russo). Kiev ha respinto fermamente le accuse, bollandole come l’ennesima provocazione di Mosca per giustificare la recente violazione dello spazio aereo della NATO e l’escalation militare ai confini con l’Unione Europea.