Mentre i destini della sicurezza europea si intrecciano nei conciliaboli ristretti dei partner continentali, la diplomazia militare dell’Italia punta direttamente a Washington. Il ministro della Difesa Guido Crosetto sta limando i dettagli per la sua cruciale missione al Pentagono, fissata per il 15 giugno, dove incontrerà il nuovo segretario alla Difesa statunitense, il fedelissimo trumpiano Pete Hegseth.
L’agenda si preannuncia complessa. Da un lato, Hegseth ha recentemente sferzato gli alleati dal cimitero militare in Normandia, esigendo un riarmo immediato e senza sconti («L’America indicherà la via, ma gli alleati devono stare al nostro fianco»). Dall’altro, Crosetto dovrà gestire le frizioni sotterranee che hanno segnato i rapporti tra Roma e la Casa Bianca negli ultimi mesi, a partire dalle critiche aperte di Donald Trump a Giorgia Meloni sulla gestione della crisi in Iran.
Un clima teso, che il ministro della Difesa ha provato a minimizzare con un’analogia al New York Times: «Abbiamo gestito la situazione come si fa di solito quando si è a casa e c’è una discussione in famiglia. Si fa finta di non ascoltare. Se qualcuno dice qualcosa che ti infastidisce, si va avanti come se niente fosse».
La strategia di Roma: un’Europa della difesa allargata
Nell’intervista rilasciata al quotidiano statunitense, Crosetto ha delineato la contromossa italiana per non farsi schiacciare dal disimpegno americano e dall’attivismo dell’asse franco-tedesco: costruire un robusto “pilastro europeo” all’interno della Nato che non si limiti ai soli confini dell’UE.
- Il nucleo continentale: L’idea è quella di un’Europa della difesa strutturata su scala continentale, che agganci stabilmente giganti militari e strategici fuori dall’Unione come il Regno Unito, la Norvegia, la Turchia e la stessa Ucraina.
- Le alleanze globali: Una Nato riformata che sappia stringere patti operativi a lungo raggio con le grandi democrazie dell’Indo-Pacifico e del Sud del mondo, esplicitamente individuate in Australia, Brasile, India, Giappone e Corea del Sud.
Tuttavia, i piani geopolitici di Crosetto devono fare i conti con un pesante ridimensionamento economico sul fronte interno: il ricorso al prestito agevolato Safe per le spese militari italiane è stato drasticamente tagliato da 14,9 a soli 5 miliardi di euro.
Lo scacchiere delle missioni estere: Hormuz, Unifil e il nodo Libano
La missione a Washington è stata preparata da una fitta rete di incontri diplomatici a Roma, tra cui il faccia a faccia con l’ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta e il colloquio con il capo del peacekeeping ONU, Jean-Pierre Lacroix. Martedì mattina, Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferiranno in audizione alle commissioni riunite Esteri e Difesa per fare il punto sulle nuove missioni internazionali del 2026:
- Unifil in Libano: L’Italia spinge per un’estensione del mandato e per un drastico rafforzamento delle regole d’ingaggio, ritenute inadeguate e pericolose alla luce del mutato e violento contesto operativo sul campo.
- Stretto di Hormuz: Sul tavolo c’è la disponibilità italiana a schierare le proprie navi dragamine per una futura missione di sicurezza internazionale. L’operazione è però subordinata a condizioni rigide: la cessazione delle ostilità nell’area e il voto vincolante del Parlamento italiano.
I prossimi 40 giorni di Giorgia Meloni
L’audizione della Difesa aprirà una vera e propria maratona diplomatica per la presidente del Consiglio, attesa da scadenze cruciali in cui l’Italia cercherà di recuperare centralità dopo i recenti forfait:
[Oggi] Vertice E3 a Londra (Starmer-Macron-Merz con Zelensky)
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[Giovedì 11 Giugno] Comunicazioni di Meloni al Parlamento italiano
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[15-17 Giugno] Vertice G7 a Évian-les-Bains (Francia)
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[18-19 Giugno] Consiglio Europeo a Bruxelles
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[Luglio] Vertice NATO ad Ankara (Turchia) & Summit dei “Volenterosi” a Parigi (14 luglio)
Nelle stanze del governo italiano l’ottimismo è ai minimi termini. Lo stallo militare tra Kiev e Mosca e il fallimento dei tentativi di mediazione pesano sui corridoi di Palazzo Chigi. Giovedì prossimo, nelle sue comunicazioni alle Camere, Meloni proverà a blindare la posizione italiana in vista del Consiglio Europeo, cercando una difficile sintesi tra l’alleanza atlantica e i pressanti appelli al negoziato arrivati da Papa Leone durante la sua oceanica visita a Madrid.