Monito del Fondo monetario internazionale all’Italia su pil, pensioni, spread e debito. Il Fmi prevede che la crescita sara’ ‘di circa l’1% nel 2018-2020 e poi diminuira”. E mette in guardia sul rischio recessione da debito e spread troppo alti.
Richiami alla prudenza sulla manovra dal Fondo monetario internazionale, appelli a riavviare le riforme strutturali e, implicitamente, a non smantellare quelle già fatte, e previsioni di crescita perfino più basse di quelle della Commissione europea. Il rapporto stilato dagli ispettori dell’istituzione di Washington, al termine della consueta missione annuale in Italia, non sembra fornire grandi appigli al governo nel confronto che proseguendo con Buxelles sui conti pubblici. Esprime invece chiare riserve sulle due misure più “politiche” della manovra: il reddito di cittadinanza e il superamento della Fornero, mentre sul condono c’è una bocciatura secca. Ma forse la questione più attesa era la valutazione sugli effetti dell’intonazione espansiva del progetto di Bilancio sulla crescita. Qui c’è stata una doccia fredda. Secondo il Fmi avrà un “impatto incerto” sui prossimi due anni e “un effetto probabilmente negativo sul medio termine”, dato che la spinta derivante dalle misure espansive verrebbe frenata dalle ricadute nell’economia reale del rialzo dei tassi e degli spread sui titoli di Stato, se restasse ai livelli attuali. E questo utilizzando “moltiplicatori relativamente elevati”, ha precisato il Fmi. Il rapporto prevede una crescita del Pil all’1 per cento in Italia sia sul 2019 che sul 2020, più bassa delle stime di governo (1,5%) e Commissione europea (1,2%), che riguardo al 2019 è analoga a indicata nel World Economic Outlook dello scorso ottobre. E’ stata invece rivista al rialzo le previsione sul deficit, al 2,75 per cento del Pil sul 2019 e poi al 2,8-2,9 per cento sul 2020-2021, salvo l’attivazione delle clausole di salvaguardia. Il debito è atteso “attorno al 130 per cento” del Pil sul prossimo triennio. Secondo il Fmi l’Italia si assume “consistenti rischi” a procedere con una manovra espansiva in questa fase. “La materializzazione di shock negativi anche modesti – si legge – come un rallentamento della crescita o l’aumento degli spread, farebbe aumentare il debito e aggraverebbe il rischio che l’Italia si ritrovi costretta a dover fare una manovra restrittiva mentre l’economia si sta indebolendo”. “Raccomandiamo invece di portare avanti un moderato e graduale risanamento delle finanze pubbliche, per aiutare e mettere il debito su una traiettoria discendente e ridurre i rischi finanziari”, aggiungono gli ispettori del Fmi.
L’ente guidato da Christine Lagarde mette poi in guardia l’Italia dai possibili effetti negativi da Reddito di cittadinanza e superamento della riforma Fornero sulle pensioni. Sul primo punto, nel rapporto si riconosce la necessità di “un moderno schema di reddito garantito mirato sui poveri”, che tuttavia “eviti la dipendenza dal welfare” e non finisca per “disincentivare il lavoro”. In quest’ottica, posto che i dettagli del reddito di cittadinanza non sono stati ancora definiti, “raccomandiamo di prevedere dei sussidi che non distorcano l’incentivo a cercare un lavoro regolare”, affermano gli ispettori del Fmi. In base alle best practices internazionali si suggerisce di porre un tetto al sussidio al 40-70% del livello di povertà relativa, prevedere meccanismi che incentivino al rientro sul lavoro e sottoporre le misure a “controlli adeguati”. Il tutto andrebbe poi inserito in uno schema di welfare modernizzato. Sulle pensioni, il Fmi ricorda che l’Italia ha effettuato “riforme importanti”, in particolare quella del 2011 (la Riforma Fornero) su cui ora “le autorità stanno considerando cambiamenti, in particolare sull’età di pensionamento”. Sulla base delle evidenze che si sono viste nei vari Paesi però “è improbabile che l’ondata di pensionamenti poterebbe alla creazione di altrettanti occupati tra i giovani”, affermano gli ispettori. E le autorità “dovrebbero tenere presente che a politiche invariate l’Italia fronteggerà notevoli pressioni sulla spesa pensionistica nei prossimi 2-3 decenni”. Una nota positiva è rappresentata dalla fattura elettronica, la cui introduzione ha il pieno appoggio del Fmi. Che però vorrebbe “una ampia riforma del Fisco”, invece che provvedimenti spot su questo o quel segmento. E “i condoni andrebbero evitati – recita il rapporto – l’esperienza internazionale conferma che i benefici temporanei vengono controbilanciati da un calo del rispetto delle regole”. La “priorità assoluta” comunque è rappresentata da riforme strutturali che rafforzino produttività e potenziale di crescita, altrimenti “non c’è strategia per aumentare i redditi o garantire la stabilità che possa reggere”. Bisognerebbe intervenire sul mercato del lavoro, mentre il “decreto dignità” ha aumentato l’incertezza, sui mercati di prodotti e servizi, sulla pubblica amministrazione e sulle procedure di insolvenza. Quanto al welfare, la considerazione chiave del Fmi è che l’elevata spesa pensionistica in Italia, “la seconda più alta dell’area euro, ha drenato ricorso dagli investimenti pubblici e dal sostegno alla povertà. Il fardello fiscale colpisce una base relativamente ristretta, il lavoro è pesantemente tassato, mentre la ricchezza no. Queste politiche favoriscono le generazioni più anziane alle spese dei giovani”.