La Camera dei deputati ha formalmente approvato la riforma della legge elettorale, superando l’insidioso scoglio del voto finale a scrutinio segreto. L’Aula della Camera ha approvato la legge con 217 sì, 152 no e 2 astenuti. Il provvedimento passa all’esame del Senato.
Dopo una settimana ad altissima tensione – segnata dal blitz dei franchi tiratori e dal fallito asse tattico tra Fratelli d’Italia e i vannacciani di Futuro Nazionale – la coalizione di governo riesce a blindare l’impianto dello “Stabilicum” (o Melonellum).
Il testo, che ora si sposta al Senato, esce da Montecitorio blindando il sistema proporzionale con premio di maggioranza al 42% e le liste bloccate senza preferenze. Ma la partita politica è tutt’altro che chiusa: da Palazzo Chigi confermano l’intenzione di avviare una profonda riflessione interna per valutare il reinserimento delle preferenze nel passaggio a Palazzo Madama, dove non è previsto il voto segreto.
1. Donzelli (FdI): “Basta governi balneari, superbonus e cotillon”
Nelle dichiarazioni di voto finale, Fratelli d’Italia ha rivendicato con forza la paternità della riforma, presentandola come l’unica vera cura contro l’instabilità cronica della politica italiana.
Giovanni Donzelli: «Se passerà questa legge non staremo più, come accaduto nella scorsa legislatura, novanta giorni senza un governo. L’Italia non può permetterselo. Non possiamo più permetterci partiti in perenne campagna elettorale costretti a elargire mancette, superbonus e cotillon pur di tenere in piedi maggioranze precarie».
Interpellato subito dopo il voto sul destino delle preferenze e sulle frizioni avute con Lega e Forza Italia, l’esponente meloniano ha confermato la linea della prudenza concordata con la premier: «Giorgia Meloni ha detto che dopo l’approvazione alla Camera avremmo fatto una riflessione, e faremo una riflessione in vista del Senato». Il piano strategico di FdI resta quello suggerito dal presidente Ignazio La Russa: reintrodurre le preferenze al Senato per costringere gli alleati scettici a scoprirsi con il voto palese.
2. Conte (M5S) attacca: “Una truffa per imbullonarsi alle poltrone”
Le opposizioni hanno fatto muro fino all’ultimo, schierando in Aula i propri leader per denunciare quello che considerano un vero e proprio strappo democratico. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha usato parole durissime contro l’accordo siglato dal centrodestra:
L’affondo di Giuseppe Conte in Aula
- Dalla stabilità all’immobilità: «Il governo vuole cambiare le regole del gioco. Si ricorre all’artifizio, alla truffa architettata perché la destra dice che questa legge dà più potere agli italiani. No, questa legge è fatta per potervi imbullonare alle poltrone, per dare ancora più potere al capo».
- Il vulnus costituzionale: Il leader del M5S ha accusato la maggioranza di voler introdurre un “premierato mascherato” per via elettorale, svuotando i poteri del Quirinale e confezionando “una legge elettorale vergognosa” priva dei necessari pesi e contrappesi democratici.
3. Schlein (PD): “Meloni ha l’ossessione dei traditori, ma ha paura di perdere”
A chiudere il dibattito prima del voto è stata la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha ironizzato sulle profonde divisioni interne alla maggioranza emerse durante i passaggi a scrutinio segreto:
Elly Schlein: «L’unica ossessione di Giorgia Meloni in queste ore è capire chi ha tradito nella sua maggioranza e cambiare la legge elettorale perché ha paura di perdere. Due giorni fa avete perso un voto segreto su un emendamento che la presidente del Consiglio aveva fortemente voluto. Ma è lei che ha tradito la fiducia degli italiani, una per una, su tutte le sue promesse elettorali».
La leader del Nazareno ha definito il testo del Melonellum “irricevibile, inemendabile e con gravi profili di incostituzionalità”, puntando il dito contro un premio di maggioranza (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) giudicato “abnorme e fortemente distorsivo” della volontà popolare. Schlein ha comunque lanciato un guanto di sfida finale a Palazzo Chigi: «Potete anche cambiare questa pessima legge a vostro piacimento, noi lavoreremo per vincere con i nostri alleati con qualunque sistema elettorale e mandare a casa questo governo».
I pilastri del testo approvato e le novità
Il disegno di legge passa ora all’esame del Senato con questa fisionomia strutturale:
- Soglia del Premio: Scatta solo per la lista o coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere.
- Niente Preferenze: Il cittadino esprime il voto solo per il simbolo; i collegi uninominali sono aboliti e restano i listini bloccati (massimo 6 candidati).
- Voto Fuori Sede: Introdotta la possibilità per studenti e lavoratori di votare nel Comune di domicilio temporaneo (richiesti 9 mesi minimi di permanenza, ridotti a 3 per motivi di cura sanitaria).
- Taglio Collegi Estero: Ridisegnati i collegi oltreconfine, che vengono drasticamente ridotti passando da 4 a 2 alla Camera, e da 4 a un’unica grande circoscrizione al Senato.