“Siamo polvere di stelle”, disse l’astronomo Carl Sagan nel 1980. Ed è così che oltre quattro decenni dopo, due donne e artiste italiane, Antonia Leonardi e Raffaella Franci, riprendono questo concetto e lo trasformano in opere d’arte. Martedì sera, nell’ultramoderno spazio Merlo SpA di Roma, a pochi passi dall’antica via Flaminia, tra marmo nero ed eleganti vetrate, questa idea si materializza nella città eterna con l’inaugurazione della mostra “Altrove”.
“Era da tanto tempo che Antonia e io avremmo voluto presentare una mostra insieme”, ammette Raffaella Franci “ma avremmo dovuto trovare un tema che unisse il suo lavoro con il mio”. Antonia Leonardi, scultrice e pittrice, ha dato vita con le sue mani a sfere cromatiche composte da pigmenti che sembrano pianeti metafisici emersi dal buio cosmico. Raffella completa l’opera della sua amica e collega con i suoi scatti, che ritraggono le stesse mani di Antonia all’opera, sporche di polveri rosse, blu, arancioni, verdi, creando un legame imprescindibile e magnetico tra lo spazio e la materia, l’umano e il cosmico, il gesto corporeo e la pura astrazione. Al contempo, il ritratto di mani artigiane e creatrici ridà centralità e dignità al lavoro manuale, alla lentezza di un mestiere arcaico che si fa moderno e contemporaneo.






Il critico Andrea Baffoni ha accompagnato il pubblico in questo percorso non solo visivo ma sensoriale, svelando e descrivendo la profondità e il significato celati dietro a questi planetoidi variopinti.


Le sfere cromatiche all’interno delle teche di vetro, Antonia le chiama “altrove” mentre le tele “silenzi”, perché non hanno bisogno di parole, di spiegazioni, di discorsi retorici. Come l’artista ci racconta, “è altrove che ascolto i miei silenzi”. Oggetti essenziali e compatti in apparenza, capaci in realtà di comunicare in modo potente un’altra dimensione: quella abissale di una polvere che si frammenta in particelle, si sbriciola, si rarefà, sporca le mani, lasciando un segno, una traccia colorata sulla pelle.






Quasi per caso che caso non è, pochi giorni fa Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha osservato in un’intervista: “L’arte dovrebbe essere capace a portarci altrove”. Ed è stato questo il senso del percorso artistico e percettivo promosso dalle due artiste.






Così si è riscaldata la serata di un freddo martedì, in uno spazio suggestivo e colmo di energia, tra artisti, attori e imprenditori italiani e internazionali. Tra loro, un’elegante e divertita Laura Morante, che si aggirava con curiosità e sorrisi tra le opere; la giovanissima attrice Eva Cela; la leggenda olimpionica del windsurf Alessandra Sensini; e ancora attori Giorgia Fiori, Giuseppe Marvaso; gli artisti Gian Mario Conti, Yuriko Damiani, Claudia Palmira, i giornalisti Amedeo Goria e Silvia Grassi e tante altre anime creative provenienti da tanti mondi diversi.









I visitatori, dopo una leggera serata all’insegna di sushi, bollicine e opere d’arte, si portano a casa qualcosa di più profondo, un’antica lezione e un invito al ritorno a noi stessi, alle nostre origini, al silenzio, all’ascolto, all’accettazione della propria fragilità e irrepetibilità umana. Ma, al contempo, all’aspirazione di sognare e alzare gli occhi verso le stelle, quelle stelle che sono fatte della nostra stessa materia. La mostra sarà ancora visibile in via del pozzetto 118, il 17 febbraio alle 19.00.













