Se i consumi tengono, a spingere la spesa è soprattutto il caro-prezzi. Gli italiani non rinunciano ai doni (media 211 euro), ma la tredicesima serve sempre più a pagare conti e bollette. Cresce la forbice sociale: 19 milioni in viaggio, ma 10 milioni in povertà.
Il Natale 2025 si presenta come uno specchio fedele delle contraddizioni italiane: da un lato la resilienza del consumo festivo, dall’altro l’erosione silenziosa del potere d’acquisto. Secondo le ultime indagini di Confcommercio e Confcooperative, gli italiani si preparano a celebrare le festività con una propensione all’acquisto leggermente superiore allo scorso anno (l’81,5% farà regali), ma con un occhio estremamente attento al portafoglio.
Il budget medio per i doni si attesta a 211 euro. La stragrande maggioranza dei consumatori (9 su 10) non supererà la soglia dei 300 euro, segno di un approccio “chirurgico” allo shopping. In cima ai desideri non troviamo più l’elettronica di lusso, ma la concretezza:
- Enogastronomia (19,7%): Vini e liquori restano il dono più apprezzato, confermando il ritorno a un Natale “conviviale”.
- Bellezza e Cura (15,2%): Un piccolo lusso accessibile per sé e per gli altri.
- Abbigliamento (13,2%): Un classico che resiste, nonostante la concorrenza dell’online.
Interessante il mix dei canali d’acquisto: due italiani su tre scelgono l’approccio ibrido (fisico + online), ma resiste uno zoccolo duro del 23,6% fedele ai negozi di vicinato e ai centri commerciali, valorizzando il contatto umano della spesa tradizionale.
Se per i regali si cerca il risparmio, la tavola delle feste sembra non conoscere restrizioni, almeno in apparenza. La spesa per i cenoni raggiungerà i 3,5 miliardi di euro, mezzo miliardo in più rispetto al 2024. Ma attenzione: Confcooperative avverte che questo aumento non è figlio di una maggiore opulenza, quanto dell’impennata dei prezzi e dell’inflazione che continua a mordere.
TREDICESIMA: La “mensilità aggiuntiva” (salita a 52,5 miliardi totali grazie al record di occupati) non è più il tesoretto del divertimento. La sua destinazione rivela le priorità delle famiglie:
- Spese per casa e famiglia: 22,8%
- Risparmio preventivo: 22,1%
- Tasse e bollette: 20,2%
- Regali di Natale: solo il 18%
Il dato più amaro dell’analisi è l’allargamento della forbice sociale. Il ceto medio appare indebolito, stretto tra l’esigenza di mantenere lo status e l’aumento dei costi vivi. Mentre 19 milioni di italiani hanno la valigia pronta per una vacanza, l’ “esercito dei poveri” raggiunge la cifra drammatica di 10 milioni di persone.
Il Natale 2025 ci restituisce dunque un Paese che non rinuncia alla ritualità del dono e della tavola, ma che lo fa con una “prudenza obbligata”, trasformando la festa in un momento di resistenza economica più che di spensieratezza.
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