In una mossa che segna un drastico cambio di passo nella politica estera americana in Africa, il presidente Donald Trump ha ordinato un massiccio attacco militare contro le postazioni dello Stato Islamico (ISIS) nel nord-ovest della Nigeria durante la notte di Natale. L’operazione, definita dal Comandante in Capo “potente e mortale”, è stata presentata come una rappresaglia diretta per le persecuzioni sistematiche contro le comunità cristiane nel Paese.
Nonostante le tensioni diplomatiche degli ultimi mesi, il governo nigeriano ha giocato un ruolo operativo fondamentale. Il ministro degli Esteri Yusuf Tuggar ha confermato di aver fornito agli Stati Uniti le coordinate precise per i raid. Tuggar ha rivelato i dettagli di un frenetico coordinamento telefonico con il Segretario di Stato Marco Rubio: “Abbiamo parlato per 19 minuti prima del raid e altri cinque minuti subito prima dell’inizio delle operazioni”, ha spiegato il ministro, sottolineando come la cooperazione tecnica sia rimasta solida nonostante le divergenze politiche.
In un messaggio dai toni durissimi diffuso il 25 dicembre, Trump ha giustificato l’intervento militare citando livelli di violenza anticristiana “mai visti da secoli”. “Non permetteremo al terrorismo islamico radicale di prosperare. Avevo avvertito questi terroristi: avrebbero pagato l’inferno se non avessero fermato i massacri”, ha dichiarato il Presidente, chiudendo il messaggio con un gelido augurio natalizio rivolto “anche ai terroristi morti”.
L’intervento americano accende i riflettori su una realtà documentata da anni dalle organizzazioni internazionali. Secondo Open Doors, i cristiani in Nigeria subiscono una media di otto attacchi violenti al giorno. Mentre il presidente nigeriano Bola Tinubu ha spesso derubricato queste violenze a conflitti legati alle risorse o al cambiamento climatico, osservatori internazionali e giornalisti locali come Steven Kefas parlano di una deliberata campagna di “annientamento” che colpisce sistematicamente durante le festività religiose.
Il raid ha incassato l’appoggio simbolico del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che nel suo messaggio di Natale ha richiamato l’attenzione sulle sofferenze dei cristiani in Nigeria, auspicando la fine delle aggressioni jihadiste.
L’operazione segna un punto di svolta: l’amministrazione Trump sembra intenzionata a fondere la lotta globale al terrorismo con la difesa attiva della libertà religiosa, utilizzando il “Dipartimento della Guerra” (termine rilanciato con forza dal Presidente) come braccio operativo per sradicare le sacche di estremismo nel Sahel.