La Germania scopre le carte e si candida ufficialmente a guidare la difesa del Vecchio Continente. Sotto la pressione dei tagli punitivi alle truppe americane annunciati dalla Casa Bianca, Berlino ha impresso una netta accelerazione geopolitica alla vigilia della ministeriale Nato a Helsingborg, in Svezia.
“La Germania si assume le proprie responsabilità di leadership. È chiaro: man mano che le capacità europee aumentano, anche i compiti all’interno dell’Alleanza devono cambiare” ha dichiarato con fermezza il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, delineando la nascita di una “Nato 3.0” a forte trazione continentale.
Lo strappo di Trump e il disimpegno americano
La svolta tedesca risponde a logiche di sistema e scaturisce da una profonda crisi diplomatica con Washington. Il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha confermato che l’amministrazione Trump ridurrà i propri contingenti convenzionali (boots on the ground) in Europa.
Un disimpegno che ha assunto il sapore della ritorsione: Washington si dice “delusa” dal rifiuto degli alleati europei di assecondare le operazioni belliche statunitensi e israeliane contro l’Iran. Davanti al dietrofront americano, tuttavia, le cancellerie europee non si sono fatte trovare impreparate. “Il disimpegno USA non è una sorpresa” ha commentato il premier svedese Ulf Kristersson, ricordando che l’aumento dei budget militari europei serve proprio a rimpiazzare lo scudo americano.
Per colmare il vuoto, Wadephul ha annunciato due mosse storiche:
- Nuova ripartizione degli oneri: Un riassetto strategico della Nato che rifletta il reale potenziale economico e militare della Germania.
- Spese militari al 5%: Berlino punta a raggiungere “il più rapidamente possibile” la soglia record del 5% del PIL destinato alla difesa, superando ampiamente il vecchio target del 2%.
Ucraina: l’asse Nato-UE e la proposta del “Membro Associato”
La strategia tedesca viaggia su un doppio binario, militare e politico, per blindare l’Ucraina senza attendere i tempi burocratici di Bruxelles.
- In ambito UE (Piano Merz): Il cancelliere Friedrich Merz ha formalizzato la proposta di concedere a Kiev uno status di “membro associato light”. L’Ucraina potrebbe sedersi ai vertici europei e nominare un Commissario europeo associato, seppur senza diritto di voto, beneficiando subito dell’estensione dell’Articolo 42.7 (la clausola di difesa reciproca dell’UE). Il piano sarà discusso nel Consiglio Europeo del 18-19 giugno per evitare che Kiev si senta “tradita” dalle lungaggini sull’adesione piena (frenata dal recente vertice di Cipro).
- In ambito Nato: Wadephul ha elogiato il ruolo di Kiev, definendola il Paese che “fornisce il maggior contributo alla sicurezza europea al di fuori della Nato”. A Helsingborg si studieranno formule per integrare le innovazioni dell’industria bellica ucraina nelle catene di approvvigionamento dell’Alleanza.
La diplomazia di Tajani e l’agenda dei lavori
Il ministro degli Esteri italiano e vicepremier, Antonio Tajani, è giunto in Svezia per l’apertura dei lavori, inaugurati da una cena informale del Consiglio Nato-Ucraina alla presenza dei reali di Svezia, il re Carlo XVI Gustavo e la regina Silvia.
Il titolare della Farnesina è impegnato in una fitta rete di colloqui bilaterali per far pesare il ruolo dell’Italia nella nuova ripartizione dei poteri atlantici, che rischia di alterare gli equilibri storici con Parigi e Londra:
Focus sul Medio Oriente e Hormuz
I ministri degli Esteri, oltre al dossier ucraino, affronteranno la stabilizzazione del Medio Oriente. La Germania si è detta formalmente pronta a partecipare agli sforzi militari internazionali per garantire la sicurezza e la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, un altro fronte caldo che agita i mercati energetici globali.
I lavori si chiuderanno con una riunione informale di preparazione del delicatissimo vertice Nato di Ankara, che vedrà attorno al tavolo i ministri di Svezia e Turchia insieme al formato E5 più Olanda (l’organo politico che riunisce Italia, Germania, Regno Unito, Francia e Polonia).