Lo spoglio delle elezioni amministrative restituisce un quadro all’insegna della continuità e smentisce i timori della vigilia: il vento del referendum sulla giustizia, che aveva visto la netta vittoria dei “No”, non ha soffiato sulle urne comunali. Il centrodestra tira un sospiro di sollievo, bloccando l’atteso effetto valanga del centrosinistra, mentre il “campo largo” manca il colpo grosso nelle sue sfide più ambiziose.
L’affluenza definitiva si attesta al 60%
I dati reali consolidati mostrano un’affluenza finale che si ferma al 60% su base nazionale, registrando una contrazione di quasi cinque punti percentuali rispetto alla tornata precedente.
Tuttavia, i sondaggisti respingono l’idea di un crollo verticale della partecipazione. Nel 2020, gran parte di questi 750 Comuni votò in concomitanza con le elezioni regionali e con il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, due fattori che storicamente spingono i cittadini alle urne. Al netto di questo sfasamento, il flusso dei votanti ha dimostrato di tenere.
Lo scenario nei 18 Capoluoghi: sostanziale pareggio
L’analisi dei dati parziali scatta la fotografia di un’Italia politicamente immobile, dove le due coalizioni principali si spartiscono vittorie e sconfitte senza veri stravolgimenti nazionali in attesa dei ballottaggi.
- Pistoia: Passa dalle mani del centrodestra a quelle del centrosinistra.
- Reggio Calabria: Comie il percorso inverso, venendo espugnata dal centrodestra.
- Messina: Si conferma l’anomalia territoriale con la netta affermazione di Federico Basile, spinto dalla forza locale di Sud chiama Nord di Cateno De Luca.
- Salerno: Vittoria a mani basse per il centrosinistra, blindato dal peso politico e dall’apparato dell’ex governatore Vincenzo De Luca.
Il caso Venezia: le inchieste non scalfiscono il consenso
La delusione più cocente per il centrosinistra arriva da Venezia. Il campo largo contava di sfruttare le recenti difficoltà politiche della giunta per espugnare la Serenissima, ma lo scontro si è infranto contro la solidità della macchina amministrativa uscente.
Antonio Noto (Consorzio Opinio-Rai): «La particolarità di Venezia sta nel risultato della lista civica di Venturini, che ha totalizzato circa il 30% dei voti, ricalcando l’exploit fatto all’epoca da Luigi Brugnaro. Questa lista è piena di assessori e consiglieri uscenti: rappresenta l’apparato politico che ha retto la giunta in questi anni. È una vittoria di Venturini, ma anche dello stesso Brugnaro. Come insegna anche il caso Occhiuto, non è affatto detto che le vicende giudiziarie macchino automaticamente il consenso elettorale».
La tornata si conferma un mosaico di micro-realtà locali dove l’appello dei candidati “pesanti”, il radicamento territoriale di liste civiche strutturate e l’efficacia dei sindaci uscenti hanno pesato molto più delle dinamiche e dei posizionamenti dei leader di Roma. La parola passa ora ai ballottaggi del 7 e 8 giugno, che definiranno la vera fisionomia politica della tornata.