La crescita economica globale rallenta ma mantiene la tenuta complessiva nonostante le tensioni geopolitiche nel Medio Oriente. È quanto emerge dal Rapporto intermedio sulle Prospettive economiche dell’OCSE, pubblicato nel settembre 2026, che stima il PIL mondiale al 2,9% per l’anno in corso e al 3,0% per il 2027. A sostenere la congiuntura internazionale sono stati principalmente gli investimenti legati all’intelligenza artificiale e gli interventi di sostegno pubblico volti ad ammortizzare lo shock energetico.
Le stime per l’Italia: PIL in rialzo, ma le retribuzioni reali restano al palo
Per quanto riguarda l’Italia, l’Organizzazione ha rivisto al rialzo le stime sul Prodotto Interno Lordo:
- 2026: crescita stimata al +0,9% (con un incremento di +0,4 punti percentuali rispetto alle rilevazioni di giugno).
- 2027: crescita attesa al +0,6%, che segue il +0,5% registrato nel 2025.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione complessiva nel Paese è prevista al 3,0% nel 2026 (invariata rispetto a giugno) e al 2,6% nel 2027, con un’inflazione di fondo in discesa dall’1,9% al 2,0%.
Nonostante la revisione positiva del PIL, il rapporto evidenzia una forte criticità sul potere d’acquisto delle famiglie: l’Italia si conferma infatti tra le poche economie del G20 — insieme a Giappone e Sudafrica — in cui le retribuzioni reali continuano a registrarsi “pari o inferiori ai livelli precedenti alla pandemia”. Una condizione di fragilità ulteriormente aggravata dal recente rincaro dei prezzi di benzina e gasolio, spinti dal rialzo del greggio e dai maggiori margini di raffinazione.
Il quadro macroeconomico globale e i principali mercati
A livello internazionale, la crescita nel primo semestre del 2026 si è attestata al 2,6% annualizzato (rispetto al 3,6% della seconda metà del 2025), accusando il calo dell’offerta energetica proveniente dal Golfo. L’impatto è stato parzialmente compensato dall’uso delle scorte petrolifere, dai produttori alternativi e dall’espansione degli investimenti in IA, che continuano a trainare il commercio globale.
L’andamento delle principali economie evidenzia traiettorie differenti:
- Stati Uniti: stima di crescita al +2,2% nel 2026 e al +2,1% nel 2027.
- Zona Euro: crescita stabile all’1,0% in entrambi gli anni.
- Cina: rallentamento dell’espansione, prevista al 4,5% nel 2026 e al 4,2% nel 2027.
I fattori di rischio e le simulazioni di shock
L’OCSE individua quattro principali fattori di rischio che potrebbero gravare sullo scenario futuro:
- Il prolungarsi delle interruzioni energetiche in Medio Oriente.
- Un fenomeno eccezionale di El Niño (probabilità stimata al 95% tra ottobre e dicembre dalla NOAA).
- Il rialzo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine.
- L’eventualità che i ritorni finanziari dagli investimenti nell’IA risultino inferiori alle attese.
Secondo una simulazione condotta con il modello NiGEM, la combinazione di questi shock potrebbe sottrarre 0,7 punti alla crescita mondiale nel 2027, generando un aumento dell’inflazione pari a 1,1 punti percentuali.
Raccomandazioni di policy: banche centrali, spesa pubblica e scuola
L’organizzazione ha delineato precise indicazioni di politica economica per i governi e le istituzioni finanziarie:
- Politica monetaria: Invito alle banche centrali a mantenere contenute le pressioni inflazionistiche di fondo. È previsto un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel quarto trimestre del 2026 e un percorso di moderati aumenti per la BCE.
- Bilanci pubblici: Necessità di contenere e riallocare la spesa, incrementare il gettito e razionalizzare i sostegni sul fronte energetico. L’OCSE segnala infatti che solo la metà delle misure attualmente in vigore nei Paesi monitorati è realmente mirata a proteggere le fasce di popolazione più vulnerabili.
- Istruzione e competenze: Richiamo basato sui punteggi PISA 2025, che confermano un calo nei risultati degli studenti in molti Paesi da oltre un decennio. L’OCSE sollecita investimenti urgenti sulla corpo docente, sull’alfabetizzazione digitale e sulla formazione permanente per sostenere le trasformazioni tecnologiche e demografiche in atto.
“Abbiamo preso atto dei dati Istat, abbiamo fallito? Siamo assolutamente in linea con il preventivato”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo al question time alla Camera. Se fossimo usciti anticipatamente dalla procedura di infrazione europea , aggiunge, “non solo avremmo rispettato i risultati, avremmo fatto un servizio alla Repubblica italiana, non al governo”. Per quanto riguarda la crescita “il governo aveva prudentemente messo nelle previsioni per quest’anno lo 0,6%, oggi l’Ocse riconosce e aggiorna dallo 0,5% allo 0,9% le previsioni e naturalmente questo non ci pone in coda in Europa. Altri paesi stanno in condizioni assai peggiori in un contesto internazionale assolutamente sfavorevole”, osserva.