Nonostante il rinnovato interesse per il mito classico – spinto anche dalla trasposizione cinematografica di successo diretta da Christopher Nolan – la reale conoscenza dell’Odissea tra i cittadini italiani rivela profonde lacune.
È quanto emerge da un’indagine condotta dalla piattaforma culturale Libreriamo (tramite la metodologia Swoa – Web Opinion Analysis su circa 1.500 conversazioni online). Più di 7 italiani su 10 non raggiungono la sufficienza nel ricostruire la trama, i personaggi e l’inquadramento storico del poema omerico, complici la sovrapposizione con i prodotti della cultura pop e l’influenza dei grandi classici successivi, a partire dalla Divina Commedia.
I principali errori: autori scambiati e falsi miti
L’indagine mette in luce una serie di clamorosi abbagli attribuiti sia alla struttura dell’opera sia alla sua paternità letteraria:
- L’autore e l’inganno del Cavallo: Il 52% degli intervistati attribuisce la paternità dell’Odissea a Virgilio anziché ad Omero. Inoltre, il 76% è convinto che il celebre episodio del Cavallo di Troia sia raccontato nei dettagli all’interno dell’Iliade o dell’Odissea, ignorando che la narrazione estesa del fatto appartiene al II libro dell’Eneide.
- La motivazione del viaggio (la lezione dantesca): Il 79% ritiene che Ulisse abbia navigato spinto dal desiderio di conoscenza e dalla curiosità di esplorare nuovi mondi: un falso mito derivato dalla celebre rielaborazione fatta da Dante Alighieri nel XXVI Canto dell’Inferno, laddove nell’opera omerica l’unico e disperato obiettivo del protagonista è il nostos, ovvero il ritorno a casa ad Itaca.
- La durata della navigazione: Per il 72% del campione, Ulisse avrebbe trascorso vent’anni consecutivi in mare a combattere mostri, dimenticando i dieci anni trascorsi della guerra di Troia e gli oltre otto anni di permanenza forzata sulle isole di Calipso e Circe.
Dalle Sirene a Penelope: le gaffe su personaggi e mitologia
L’influenza del cinema, delle fiabe e dei cartoni animati ha progressivamente sostituito l’iconografia classica originale:
- Le Sirene omeriche: Il 91% degli italiani immagina le Sirene con la figura fiabesca e disneyana della donna con la coda di pesce, ignorando la loro natura omerica di mostri alati (metà donna e metà uccello).
- Il telaio di Penelope: Il 64% pensa che Penelope passasse le sue giornate a sferruzzare con i ferri da maglia (tecnica sconosciuta nell’antica Grecia), anziché disfando la tela al telaio per disorientare i Proci.
- Scilla, Cariddi e Telemaco: Per il 63% degli intervistati Scilla e Cariddi sarebbero due isole o due maghe rivali anziché i due mostri marini dello Stretto di Messina. Il 71% immagina invece Telemaco come un bambino inerme per tutta la durata dell’opera, dimenticando le sue iniziative a Pilo e Sparta e la sua partecipazione attiva alla strage dei Proci al fianco del padre.
- L’inganno di Polifemo: Il 58% considera la furbizia dell’epiteto “Nessuno” come il trionfo definitivo dell’eroe sul Ciclope, dimenticando che la successiva ed orgogliosa rivelazione del proprio nome da parte di Ulisse scatenò la maledizione di Poseidone.
Il commento del sociologo Saro Trovato
“Il nostro bagaglio omerico è stato cannibalizzato dalla cultura pop”, ha spiegato Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo. “In Italia abbiamo la fortuna di avere radici culturali e scolastiche legate all’epica, ma siamo i primi a non ricordare i testi fondativi. Per salvaguardare questo patrimonio occorre prima di tutto tornare a leggerlo, stimolando la memoria attiva contro la pigrizia intellettuale che ci porta a sovrapporre l’Ulisse di Dante o i film di Hollywood al racconto originale di Omero”.
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