Un’accoglienza vibrante, tra fede e speranza laica, ha segnato oggi la visita di Papa Leone XIV all’Università La Sapienza di Roma. In un’Aula Magna gremita di studenti, docenti e ricercatori, il Pontefice ha lanciato un monito durissimo contro la corsa agli armamenti, definendo “illusoria” la sicurezza costruita sulle armi e invitando le nuove generazioni a farsi “artigiani di una vera pace”.
L’atto d’accusa contro la spesa militare “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza”, ha scandito il Papa, puntando il dito contro la crescita “enorme” delle spese militari nell’ultimo anno, specialmente in Europa. Secondo Leone XIV, investire nelle armi significa “depauperare l’educazione e la salute” per arricchire élite “cui nulla importa del bene comune”.
Il Pontefice ha esortato gli studenti a non cedere alla rassegnazione di fronte a un panorama internazionale dominato da conflitti. “Chi cerca la verità, alla fine cerca Dio”, ha aggiunto citando Edith Stein, invitando la comunità accademica a trasformare l’ateneo in un luogo di incontro e riconciliazione sociale.
Gaza al centro: il libro e l’accoglienza Il momento più toccante della mattinata è avvenuto nella Cappella universitaria, dove due studenti di Lettere, Mario Soldaini e Leonardo Tosti, hanno consegnato al Papa il volume “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”. Il libro ha già raccolto 200 mila euro per le attività di Emergency nella Striscia. “Lo legga, Santità”, è stato l’invito rivolto al Pontefice dai due curatori.
La visita è stata anche l’occasione per celebrare i primi frutti dei corridoi umanitari accademici: proprio in questi giorni sono giunti a Roma i primi quattro studenti palestinesi (tre ragazze e un ragazzo) che frequenteranno la Sapienza grazie a un accordo tra l’Ateneo, la Diocesi di Roma e la Comunità di Sant’Egidio. La rettrice Antonella Polimeni ha confermato l’impegno a sostenere questi giovani fino alla laurea nel 2029, fornendo loro vitto, alloggio e assistenza sanitaria.
La voce degli studenti Tra la folla che ha sfidato l’alba per ascoltare il Papa, il sentimento comune era la ricerca di una guida morale. “I leader internazionali oggi sembrano delle macchiette”, ha osservato un docente emerito, “il Papa viene qui per ribadire una parola chiara”. Una studentessa di Medicina ha riassunto l’attesa della vigilia: “Ci aspettiamo parole di pace in un mondo che la pace non la riesce a fare”.
Con questa visita, Leone XIV ha voluto imprimere un segno profondo nell’università più grande d’Europa, chiedendo che il sapere non sia mai separato dalla dignità umana e dalla cura per la “meravigliosa creazione” affidata a tutti.