Svolta nelle relazioni commerciali tra Roma e Washington. Il Dipartimento del Commercio USA ha rivisto drasticamente al ribasso le tariffe antidumping sulla pasta italiana, inizialmente fissate al 91,74%. Secondo le nuove valutazioni post-preliminari, l’aliquota scende al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per altri 11 produttori (tra cui Barilla).
La decisione, che anticipa la chiusura dell’indagine prevista per l’11 marzo, è stata accolta con soddisfazione dal Governo. “Il lavoro di squadra paga”, ha dichiarato il Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, sottolineando l’efficacia della mediazione diplomatica condotta insieme alla Farnesina. Positivo anche il fronte dei produttori: Unione Italiana Food e Coldiretti parlano di “pericolo sventato” per un mercato, quello statunitense, che nel 2024 ha sfiorato i 700 milioni di euro. Parallelamente, l’amministrazione Trump ha annunciato il rinvio di un anno degli aumenti tariffari sui mobili Made in Italy.
Il cambio di rotta statunitense nasce dal riconoscimento della “piena collaborazione” di aziende come La Molisana e Garofalo, inizialmente accusate di reticenza nell’indagine antidumping. La memoria difensiva depositata dall’Ambasciata italiana a Washington e il supporto della Commissione Europea hanno ribaltato il verdetto.
“Un dazio del genere avrebbe spalancato le porte ai prodotti ‘Italian sounding’ di bassa qualità”, spiegano Coldiretti e Filiera Italia. Per i colossi del settore, il nuovo scenario garantisce la tenuta di un export da 671 milioni di euro. Buone notizie anche per il settore legno-arredo: l’annunciata stretta sui mobili è stata posticipata di dodici mesi, concedendo ossigeno a un altro pilastro delle nostre esportazioni.
Non è solo una questione di penne e fusilli. Il drastico ridimensionamento dei dazi USA sulla pasta italiana è la dimostrazione che, quando il “Sistema Italia” si muove compatto, i risultati arrivano. Il passaggio da una tassazione punitiva del 91% a quote simboliche per i nostri campioni nazionali è il frutto di un’azione coordinata tra ministeri (Tajani e Lollobrigida), diplomazia e associazioni di categoria.
La strategia è stata chiara: rispondere ai tecnicismi di Washington con trasparenza documentale e fermezza politica. Le autorità americane hanno dovuto riconoscere la correttezza dei nostri produttori, correggendo un errore di valutazione che avrebbe penalizzato in primis le famiglie americane. “L’Italia è forte e rispettata”, rivendica il governo. E i numeri gli danno ragione: la difesa della “pasta premium” salva un fatturato strategico e ribadisce che la qualità non può essere messa all’angolo da calcoli statistici astrusi.
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