Dopo l’ok della direzione Pd all’accelerazione decisa da Renzi, nel fine settimana l’assemblea dara’ il via al congresso dopo che il segretario avra’ formalizzato le sue dimissioni. A Orfini la reggenza del partito. La minoranza non ci sta: cosi’ si rischia la scissione, che secondo Bersani “e’ gia’ avvenuta”. Replica in un’intervista il presidente del partito Orfini: dalla minoranza arrivati solo no, e la scissione non va evocata ne’ agitata. Veltroni mette in guardia: scissione parola da incubo, e poi dopo sarebbero tutti piu’ deboli. Ma Giachetti dice di temere che ormai la decisione in tal senso sia stata gia’ presa.
Smentita l’ipotesi di una reggenza Renzi fino al congresso, nel Pd matura una soluzione imperniata sul presidente del partito Matteo Orfini. La soluzione, confermano fonti dem, sarebbe maturata ieri sera nel corso di una riunione nella sede del Pd con il segretario Matteo Renzi, presente anche il ministro della cultura Dario Franceschini, il ministro dello sport Luca Lotti, il sottosegretario Maria Elena Boschi. Alla riunione non era presente invece lo stesso presidente Pd Orfini, ne’ esponenti della minoranza.
“Io continuo a pensare che si debba arrivare ad elezioni il prima possibile, dopo aver varato una riforma elettorale”. Quanto all’ipotesi di una corsa di Andrea Orlando “Sarebbe incomprensibile se diventasse il candidato di Bersani e D’Alema”. Cosi’ in una intervista a ‘La Repubblica, il Il presidente dem, Matteo Orfini. Circa l’ipotesi scissione “penso che la scissione vada bandita dal nostro vocabolario. Non va evocata, ne’ agitata. Tutti amiamo il Pd. Magari non siamo d’accordo sulle ricette, ma senza questo partito il Paese e’ piu’ debole”. “In questi mesi ho provato a svolgere la funzione di presidente del Pd tenendo conto piu’ delle richieste che venivano dalla minoranza che dalla maggioranza. A dicembre ho lavorato per evitare il congresso, come chiedeva la sinistra. Dopo hanno reclamato un momento di contendibilita’, in caso di elezioni anticipate, ed ho proposto la strada delle primarie. Poi non andavano piu’ bene neanche quelle, perche’ senza il congresso minacciavano la scissione: perfetto. E adesso e’ il congresso, prima richiesto, che porterebbe alla scissione. Tutto questo dimostra solo che abbiamo un gran bisogno di discutere”. Secondo Orfini “Se non sciogliamo subito alcuni nodi, rischiamo la paralisi nostra e del Paese. Il congresso serve a discutere non solo tra noi dirigenti, ma a farlo insieme al nostro popolo, che non vuole scissioni e che sapra’ indicarci il modo per continuare a stare insieme. Non saranno certo le regole il problema, dato che abbiamo proposto di utilizzare quelle scritte da Epifani quando era segretario, nel 2013. Cosi’ riusciremo anche ad avere una guida gia’ operativa per le amministrative di primavera”. Quanto alla proposta di una conferenza programmatica prima del congresso “facendo una conferenza per arrivare a una piattaforma omogenea del Pd andremmo incontro proprio al pericolo che Orlando vorrebbe evitare: le primarie, infatti, diventerebbero soltanto una fiera delle vanita’. Come lo scegliamo a quel punto il leader, in base a chi viene meglio in tv? A chi e’ piu’ bello, oppure a chi e’ piu’ simpatico? Servono invece opzioni programmatiche distinte sulle quali far decidere i nostri elettori”. Secondo Orfini “il governo Gentiloni, come quello Renzi, rischia di indebolirsi proprio a causa delle fibrillazioni da ‘congresso permanente’ del Pd. Se sciogliamo i nodi, invece, il governo sara’ piu’ forte. E poi non c’e’ nesso tra il congresso e la durata dell’esecutivo”.
Scissione una parola da incubo. “Per fare cosa? E’ difficile allearsi dopo che ci si e’ scissi. Dopo la scissione sarebbero tutti piu’ deboli”. Lo dice Walter Veltroni in un’ampia intervista al Corriere della Sera in cui sottolinea: “il Pd sarebbe risucchiato in un’identita’ piu’ di centro” e “la sinistra sarebbe relegata in un ambito in cui la sinistra italiana non e’ mai stata, che oscilla tra il 5 e il 10%”. Veltroni teme che la sinistra italiana “stia facendo due errori”. Il primo: “non capire l’apertura di una fase storica del tutto inedita per le conseguenze che ha sugli assetti sociali, sugli stati d’animo, sulle forme di sapere e di comunicare”. “Vent’anni fa la sinistra era al governo in tutto l’Occidente; oggi e’ ai margini, sbandata, isolata, ridotta ai minimi termini in Francia, Inghilterra, Spagna, pure nei Paesi del Nord culla della socialdemocrazia. Se si resta fermi al ‘900, o si nega la propria identita’ di sinistra, l’esito e’ scontato”. Il secondo errore e’ “la propensione a separarsi. Quando leggo al fianco della parola Pd la parola scissione mi sale una grande angoscia”. Veltroni lancia il suo appello ai dirigenti del Pd: “Fermatevi un minuto prima che questo avvenga”. Matteo Renzi? “Ha fatto molte cose positive, dalle unioni civili all’elezione di Mattarella”. “Bisogna riconoscere a Renzi di aver dato una scossa a un Paese fermo da troppo tempo. Quello che e’ mancato e’ il disegno d’insieme. La capacita’ di dire all’Italia dove si andava e sulla base di quali sistemi di valori. La guida di un Paese non e’ mai solitaria; e’ la guida di una comunita’. Tagliar fuori tutte le forme di rappresentanza sociale, dall’associazione magistrati ai sindacati, e presentarle come nemiche, e’ stato un errore”. “Mi piacerebbe da un lato che Renzi non fosse considerato l’avversario principale; dall’altro che Renzi dimostrasse maggiore capacita’ di inclusione e accoglienza delle diversita’ inevitabili in un grande partito”.
Sulla scissione nel PD ”temo che questa decisione sia stata già abbondantemente presa”. Lo ha detto il deputato Pd e vice presidente della Camera, Roberto GIACHETTI, ospite a “Agorà” su RaiTre.